La giustizia in Italia è afflitta da tanti problemi e ritardi, ma quel che più complica la discussione sono le lenti deformanti che ciascuno di noi utilizza per valutare le vicende processuali.
Dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano che, ribaltando la decisione di primo grado, ha assolto Berlusconi dalle accuse di concussione e prostituzione minorile, sono fioccate reazioni e interpretazioni: “…ora riformiamo la giustizia!… ora riformiamo il codice penale!… non è più reato andare con le minorenni!… erano d’accordo con Renzi!… è colpa delle pressioni del CSM e di Napolitano… hanno voluto colpire la Boccassini! …avevano perseguitato Berlusconi!” ecc… a seconda del pregiudizio o della fantasia.
Comprendo l’interesse e anche lo smarrimento che simili vicende possono comportare, ma vorrei che, oggi come ieri e domani, provassimo a commentare una sentenza cercando di comprendere motivazioni e contenuti, senza da questa far dipendere necessariamente riforme costituzionali, significati politici o oscure trame di potere.
Il processo penale è un meccanismo complesso per accertare se sia stato commesso un reato e se vi siano le prove della responsabilità dell’imputato al di là di ogni ragionevole dubbio, garantendo al massimo i suoi diritti ed anche tutelando così la persona offesa o comunque i valori tutelati dalle norme violate.
E’ mai possibile che i tre giudici di primo grado abbiano deciso in un senso e quelli d’Appello in senso opposto?
Mi capita tutti i giorni di dover confrontare consulenze di natura tecnico-scientifica prodotte da professionisti e che tuttavia giungono a valutazioni diverse. Qualche volta può darsi che i consulenti di parte perdano indipendenza e onestà intellettuale pur di sostenere la tesi del loro cliente, ma molte altre volte questi contrasti dimostrano soltanto che anche le c.d. scienze non sono così univoche nella loro applicazione al caso concreto e quindi spesso il punto di vista ci può influenzare e condurre a valutazioni differenti.
Cosa voglio dire?
L’esito divergente nei diversi gradi di giudizio è un dato fisiologico del processo e proprio per affrontare la difficoltà della decisione e approdare al dato più affidabile possibile (ai nostri mezzi umani) vi sono più gradi di giudizio con numerosi e diversi giudici chiamati a valutare le medesime prove.
Capisco che ci piacerebbe una giustizia più immediata e certa sin da subito, ma la ricerca della verità (processuale) è invece spesso un percorso complesso e graduale.
Purtroppo in questo Paese decidiamo prima quale sarebbe l’esito corretto e poi vediamo se il giudice da ragione al nostro pregiudizio o alla nostra aspettativa.
Non funziona così e non può funzionare così.
E poi c’è quel ragionevole dubbio… Basta un dubbio ragionevole circa uno degli elementi che costituisce il reato perché si debba mandare assolto l’imputato.
Torno alla mia esperienza quotidiana: non è affatto raro o illogico dover archiviare o chiedere l’assoluzione in casi in cui si è convinti della colpevolezza, però non si è riusciti a provarla al di là di ogni ragionevole dubbio.
Per fortuna la nostra vita quotidiana non richiede standard così rigidi e regole di acquisizione della prova così formali ed i giudizi storici, etici, giornalistici e politici su fatti e persone di pubblica rilevanza non devono muoversi con la stessa cautela.

« L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla» (Paolo Borsellino, 26/01/1989)

E’ peraltro curioso notare come coloro che esultano per l’assoluzione non sembrano aver tenuto altrettanto in conto la condanna definitiva a 4 anni della stessa persona per frode fiscale.

Mi paiono inoltre tirate per i capelli quelle interpretazioni che hanno visto nel cambio della legge in tema di corruzione e concussione un fattore determinante per l’assoluzione di Berlusconi (a dimostrazione degli inconfessabili accordi tra certe parti politiche). A parte che questo non spiegherebbe l’assoluzione dal reato di prostituzione minorile, va detto che la nuova norma (anche frutto di indicazioni internazionali) non ha reso leciti comportamenti prima sanzionati, seppure esistano alcune sfumature diverse.
Semmai in questo ultimo periodo si sta affermando un’interpretazione più rigorosa della costrizione a cui dovrebbe essere sottoposta la vittima della concussione (che è una sorta di estorsione commessa dal pubblico ufficiale).
Sono questioni giuridiche molto complesse (come dimostra l’articolatissima recente decisione delle Sezioni Unite su questi temi) e ritenere che chi sposa una certa interpretazione lo faccia secondo logiche eterogenee al diritto e al processo in corso è del tutto arbitrario e offensivo per quei giudici.
Sicuramente su questi temi sarà chiamata a pronunciarsi la Cassazione e vedremo quale sarà la sua posizione, ma ancora una volta non saremo davanti alle tavole di Mosè, perché persino la Cassazione si ritrova in contrasto con se stessa e le sue decisioni si evolvono nel tempo, senza che per questo debbano invocarsi interessi ad personam o logiche politiche. E’ il normale corso della giurisprudenza.
Per concludere, non voglio sfuggire al tema dell’assoluzione di una persona che per anni si è vista indagata e sotto accusa. In parte ho già spiegato come ciò sia inevitabile e fisiologico: non esiste (e forse non vorrei mai neanche avere) un sistema giudiziario nel quale viene condannato il 100% degli imputati. Tuttavia è vero che certe vicende, che magari hanno anche visto delle carcerazioni preventive, devono far riflettere e anche la magistratura deve interrogarsi come garantire un uso equilibrato e credibile dell’azione penale (sia chiaro che parlo in generale e non mi riferisco al caso specifico, perché poi vi sono senz’altro processi che andavano fatti e sono stati ben istruiti nonostante l’esito non sia stato una condanna).
La soluzione ha questa questione complessa può venire solo da riforme ampie e da un impegno collettivo, della politica e degli operatori del diritto, a non giocare una partita faziosa sulla giustizia ma a mettere legalità e diritti al primo posto. 
Dovremmo cominciare col ripensare l’accesso alle professioni legali (esame avvocatura e concorso magistratura), garantire risorse umane e tecniche adeguate agli uffici giudiziari (che organi europei certificano tra i più sovraccarichi di lavoro e produttivi), depenalizzare, disegnare una procedura penale più agile e razionale, migliorare le valutazioni di professionalità e, ultimo ma non meno importante, investire con forza nella legalità come vero presupposto della convivenza civile e non quale terreno di scontri ideologici ed interessi di parte.
Un libro dei sogni?
Non lo so. Ma credo che questo Paese debba riprendere a inseguire sogni per poter guardare avanti con fiducia.