L’Italia è davvero il Paese dei balocchi, dove tutto è possibile. È possibile anche che un’assoluzione in secondo grado faccia dimenticare a tutti che l’assolto in questione in realtà di condanna definitiva ne ha già una.

Vogliamo anche credere che Silvio Berlusconi non sapeva che Ruby avesse 17 anni e che non fosse affatto la nipote di Hosni Mubarak. Ma questo basta davvero per cambiare la percezione politica dell’ex premier, che molti adesso dicono essere risorto? Davvero guardiamo Silvio Berlusconi con occhi diversi, volendo credere che sia stato vittima di un complotto finalizzato a farlo uscire dalla scena politica italiana?

Difficile.

Innanzitutto manca ancora un grado di giudizio per poter considerare davvero concluso il processo Ruby, che – non dimentichiamolo – non rappresenta l’unica grana giudiziaria per Berlusconi. Solo pochi mesi fa è stato condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per il reato di frode fiscale nell’ambito del processo sull’acquisizione dei diritti Tv di Mediaset. Oltre l’interdizione dai pubblici uffici per due anni.

E non è finita. Perché l’ex presidente del Consiglio è indagato anche a Bari con l’accusa di aver comprato il silenzio di Gianpaolo Tarantini. A Milano è sotto accusa nell’ambito del processo denominato Ruby-Ter insieme agli avvocati Ghedini e Longo per corruzione in atti giudiziari: secondo l’accusa, avrebbe pagato Ruby e le altre olgettine per mentire riguardo alle “cene eleganti”.

Poi ha qualche problemino anche a Napoli dove è indagato per aver pagato alcuni senatori – tra cui Sergio De Gregorio – per passare al centro destra durante il governo Prodi. Ovviamente tutto ciò riguarda gli ultimi anni, senza andare troppo indietro nel tempo, da Mangano fino alle questioni più recenti, come il Lodo Mondadori.

Insomma: perché l’appello del processo Ruby si sia concluso così lo aveva spiegato anche Marco Lillo in un dettagliato articolo sul Fatto. Sosteneva Marco Lillo il 16 luglio scorso: “Se la pena fosse ridotta in appello non sarebbe uno scandalo. La condanna a sei anni (più l’anno per prostituzione minorile) per la telefonata del 27 maggio 2010 con il dottor Piero Ostuni, punisce troppo severamente Berlusconi e assegna alla Questura la patente immeritata di vittima. Secondo i giudici, Berlusconi ha posto in essere una concussione per costrizione contro Piero Ostuni, il capo gabinetto della Questura di Milano, raggiunto nel cuore della notte per chiedergli di far consegnare Ruby a Nicole Minetti.

Quando c’è costrizione, dopo la riforma Severino del 2012, il minimo di pena è di 6 anni. La vecchia concussione (compresa quella per induzione) prevedeva pene da 4 a 12 anni mentre la nuova induzione indebita introdotta dalla legge Severino va da 3 a 8 anni. Per evitare il mezzo colpo di spugna per l’induzione contestata dal pm a Berlusconi, il Tribunale ha ricondotto la telefonata di Berlusconi alla costrizione e gli ha affibbiato 4 anni più 2 per l’aggravante. In tal modo la Questura resta una vittima e la legge Severino non produce alcun effetto in favore dell’ex premier, come invece è stato per il Pd Filippo Penati.”

E le conseguenze della Riforma Severino le abbiamo viste tutti. 

Un bravo collega diversi giorni fa scriveva: “Povero il paese che ha bisogno della sentenza di un giudice per scegliere se un uomo è degno.”

E su questo anche una giustizialista come me – come mi definiscono a volte – è d’accordo. Molto d’accordo.