“Abbiamo appena abbattuto un aereo. E’ caduto nei pressi di Yenakievo (Donetsk, ndr)”. “Quanti minuti fa?”. “Circa 30”. Secondo alcuni Igor Bezler è un agente della Gru, il cui acronimo si estende in uno di quei nomi incomprensibili alla fonologia occidentale come “Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie”, che in italiano significa ‘Direttorato principale per l’informazione’. Intelligence russa, per intenderci, proprio come il Kgb ai tempi dell’Urss.

Secondo altri è invece uno dei leader dei miliziani di Gorlovka. Nato a Simferopol nel 1965 ed ex veterano della guerra sovietica in Afghanistan, Bezler oggi è uno dei ribelli più rispettati in Crimea e tra i promotori del movimento separatista che nel febbraio scorso ha invaso l’Ucraina orientale. Si è trasferito a Donestsk qualche mese fa per combattere al fianco dei compagni filo-russi. Qualcuno lo chiama Bes, o “Demone”.

In realtà è solo un ex militare vissuto per molti anni in Russia e che per molto tempo è stato dipendente di una società di onoranze funebri. Le ultime informazioni che circolano tra gli ucraini restringono l’attenzione su di lui. E’ lui, secondo Kiev, che nell’intercettazione rivendica l’abattimento dell’aereo MH17 colpito giovedì da un missile Sa-11 di classe migliorata BUK nel quale hanno perso la vita 298 persone, anche se non sapeva fosse un jet passeggeri. “Che tipo di aereo?”. “Non lo so ancora. Non sono stato sul posto”.

Al telefono, riferisce l’Sbu (l’Agenzia per la sicurezza ucraina), parla con il colonnello dell’intelligence russa Vasili Geranin. Sono le 16.40 di Kiev, 20 minuti dopo l’incidente aereo, ed è in quelle ore che scatta una seconda intercettazione tra due militanti soprannominati “Maggiore” e “Greco”, sempre diffusa dal governo ucraino e pubblicata su YouTube.

Mosca ha liquidato come false le prove addotte dagli ucraini ed accertare la veridicità dei fatti sarà piuttosto complesso. Nonostante ciò Igor Bezler resta uno di quei russi che al mattino si svegliano con l’inno nazionale sovietico sulle labbra. Ad aprile ha diffuso un video che lo ritraeva abbaiare ordini ad alcuni poliziotti locali (“sono un tenente colonnello dell’esercito russo, la vostra missione è mantenere la pace, non permettere saccheggi, non permettere che gli edifici siano sequestrati”), salvo poi giustificarlo dicendo che gli serviva come vetrina per la recluta di nuovi agenti, anche se le immagini rappresentano in modo nitido lo sfarzo di un uomo che ha finalmente trovato il suo scopo.

A giugno si è reso autore di un altro filmato, rigorosamente diffuso online, in cui mostrava la fucilazione di due prigionieri bendati. “Per tre giorni – dice – la giunta ucraina ha rifiutato di scambiare un nostro ribelle con un ufficiale ucraino… ho aspettato tre giorni, ed ora non c’è più tempo. Quindi il signor Budik e il signor Vasyuchenko saranno giustiziati. Dopo di che aspetterò un’altra ora mezza e se il nostro compagno non sarà rilasciato ucciderò altri due prigionieri. Poi ancora un’altra ore e mezza, ed altri due”. 

Il tono è pacato, come quello usato in una recente intervista a Ria Novosti in cui Igor Bezler si è vantato di tenere tra le mani 14 ostaggi e, nemmeno a dirlo, di aver abbattuto ben 4 aerei durante le sue operazioni. Oggi si gode la fama del guerrigliero dagli occhi di ghiaccio, si sente un cavaliere errante trasportato nel futuro. Emula Murometz, Nikitic’ e Popovic’ tutti insieme, ma intanto la dispersione di potenza nel sistema globale sembra aver raggiunto un livello ormai insostentibile. Non sappiamo ancora se sia stato Igor Bezler a lanciare il missile contro il Boeing della Malaysia Airlines, ma sappiamo per certo che in Ucraina, di eroi mitologici, non ce n’è nemmeno l’ombra.