“Sono qui per comunicare alla Puglia la mia candidatura alle primarie del centrosinistra pugliese. E mi candido per vincerle”. Dario Stefàno, presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ed esponente di Sel, pianta il primo paletto nel recinto delle regionali. È lui il primo a consacrare con il crisma dell’ufficialità la volontà di competere al titolo di governatore di Puglia nel 2015, fermando la girandola del gossip politico che, nelle ultime settimane, era impazzita. Con chi Stefàno si misurerà, il 30 novembre prossimo – data concordata non senza difficoltà dai partiti di centrosinistra – non è ancora definito, il limite ultimo per uscire allo scoperto è fissato per il 22 settembre. Per certo ci sarà Michele Emiliano, candidato in pectore del Pd che sebbene abbia lasciato trapelare da tempo l’intenzione di essere il successore di Vendola, preferisce ancora non concedere certezze.

“Non temo la candidatura di Emiliano” chiarisce fermo Stefàno. “In bocca al lupo, sarà una battaglia vera e leale nell’interesse dei pugliesi”, twitta l’ex sindaco. Di sicuro, però, non ci sarà Nichi Vendola. La discesa in campo di Dario Stefàno è il primo segnale di una scelta ormai matura da parte del governatore uscente. Tentato, secondo alcuni, da un possibile terzo mandato. Ma così, evidentemente, non sarà, e potrebbe scegliere l’assemblea di Sel, convocata per lunedì a Bari, per comunicare la sua volontà di porre fine alla sua esperienza da presidente di Regione. Quelle previste per il 30 novembre saranno, comunque, primarie in piena regola.

Le modalità sono state abbozzate e definite solo qualche giorno fa. Turno unico, contrariamente al volere di Sel che chiedeva il ballottaggio, urne aperte a tutti i pugliesi dai 16 anni in su, agli studenti fuori sede ma non agli stranieri non registrati. E poi il paletto delle 9mila firme da racimolare entro il 27 ottobre per ottenere il via libera alla candidatura. Il Pd, dunque, si potrebbe presentare con più candidati. E anche in questo caso è toto nomi: Gugliemo Minervini, assessore alla Trasparenza, Elena Gentile europarlamentare, Sergio Blasi ex segretario regionale dem, e una infinita rosa di papabili. Voci che, però, ad oggi non hanno alcuna consistenza effettiva se non quella di alimentare il chiacchiericcio politico. Al prossimo appuntamento del tavolo del centrosinistra convocato per rifinire i dettagli, Stefàno non ci sarà, ma ciò non toglie che vigilerà affinché “non si commetta l’errore di configurare le primarie per frenare qualcuno o agevolare qualcun altro. Occorre – ha proseguito – liberarle da ogni alchimia politica e renderle inclusive”.

Meno nitida è la situazione nel centrodestra. Le scintille tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto tengono i moderati alla finestra. Ma la volontà di celebrare le primarie per scegliere chi dovrà tentare di spodestare dallo scranno più alto della Regione il centrosinistra, appare ormai un metodo dato per acquisito. Chi, appunto? Che possa provarci per la terza volta l’europarlamentare, e già governatore, Raffaele Fitto, dopo il pienone di voti delle ultime consultazioni, è poco probabile. I nomi, fino ad ora circolati con insistenza, sono quelli del sindaco di Lecce Paolo Perrone che lascerà la fascia, però, solo nel 2017 e che da qualche giorno è alle prese con un grattacapo giudiziario non di poco conto, essendo stato condannato in primo grado a 10 mesi, pena sospesa, per la morte di un uomo annegato con l’auto nel sottopasso cittadino allagato e non chiuso.

Francesco Schittulli, l’oncologo fondatore del Movimento omonimo e presidente della Provincia di Bari, da sempre favorevole a guidare la cordata di centrodestra senza però passare dalla strettoia delle primarie, ha ultimamente lasciato qualche spiraglio d’apertura dopo il pressing di Fitto e dei coordinatori del suo stesso partito. Resta silente, per ora, il partito di Alfano. Sarà il vertice del 26 luglio e il confronto con Udc e Scelta civica a chiarire quale strada intraprendere: se quella che torna nell’alveo del centrodestra o quella che, invece, strizzerà l’occhio ai renziani di Puglia.