Oggi Federico Aldrovandi avrebbe compiuto 27 anni. A ricordarlo ogni anno in via Ippodromo a Ferrara c’è una targa. Nato il 17 luglio 1987. Morto il 25 settembre 2005. Tolstoj scriveva che “noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radice in altri”.

Federico di radici ne ha messe. Tante. Nel novembre del 2010, in occasione di un incontro pubblico, la madre, Patrizia Moretti, rese pubblico il suo personale elenco di “angeli” che avrebbe voluto ringraziare. Tra questi c’erano “gli amici di Federico, a cui voglio un gran bene, e che per me sono ciascuno una parte di lui”.

I suoi migliori amici erano Andrea e Paolo. Seppero della morte di Federico in modo brutale. La polizia li convocò in questura, senza dir loro il motivo. Quando venne sentito nel corso del processo, Andrea parlò di “un clima che mi non rilassava e frasi che mi hanno intimidito”. “Ho saputo della morte di Federico da un amico; in questura non mi hanno detto nulla e mi hanno aggredito”. Frasi del tipo “sei stato tu a scaricarlo perché ti vergognavi di portarlo in ospedale”, “siete tutti dei tossici”, sarebbero i metodi usati mentre veniva ascoltato come persona informata sui fatti. Quando osò chiedere le cause del decesso di Federico, gli risposero che era morto per uno “schioppone”: “l’avevano cioè – questa la versione che gli fu riferita – trovato ormai privo di vita sopra una panchina di via Ippodromo”.

Non andò meglio a Paolo. Glielo disse un poliziotto: “Il tuo amico è morto. È morto perché era un drogato. Anche tu sei un drogato. Siete tutti dei drogati. Dicci da chi avete preso la droga”. In aula il giudice Caruso, colpito dalla lucidità di Paolo, gli chiese perché avesse interrotto gli studi. “Dopo quello che è successo non ne vedevo il senso”.

Da allora quegli amici sono cresciuti molto in fretta. Andrea ha fondato il comitato Verità per Aldro, organizzato insieme alla famiglia fiaccolate e sit-in e celebrazioni per ricordare Federico. Paolo ha lasciato Ferrara e l’Italia. Vive e lavoro a Londra, ha pubblicato un libro di aforismi ironici e scrive gag per comici della televisione. La storia di Federico gli ha permesso di conoscere una ragazza, Matilde. Lei ha lanciato in tutto il mondo via facebook l’appello “People for #vialadivisa”. In occasione della manifestazione a Ferrara per chiedere la destituzione dei quattro poliziotti condannati per l’omicidio di Federico, Patrizia Moretti lesse una lettera di Paolo. “Una volta un giornalista mi domandò cosa avessi imparato dalla storia di Aldro – scriveva il giovane -. La domanda mi colse impreparato, non ricordo cosa risposi sul momento. In realtà, in seguito, pensai a lungo a quella domanda. Che cosa avevo imparato dalla morte del mio amico? Credo di aver imparato che la gente ha paura delle cose sbagliate”.

Paolo ricostruisce quei giorni successivi al 25 settembre. “Dopo quell’infame pestaggio che costò la vita al mio amico, gli stessi poliziotti diffusero la notizia che Aldro fosse un bestione di due metri per novanta chili, tossicodipendente, dal collo taurino e con la schiuma che gli usciva dalla bocca per la rabbia. Poco importa che tutto questo fosse falso, perché basta creare questo personaggio mostruoso, oscuro, inumano, per fare leva sulle paure più ancestrali e irrazionali delle persone e ottenere il loro consenso senza che facciano troppe domande. Tanto che ancora oggi, in qualche bar della città, è possibile trovare qualche bifolco disposto a dichiarare che Aldro dopotutto se l’è cercata perché era drogato, brutto, grosso e cattivo. Tutti abbiamo paura dell’uomo nero, dello sbandato, tossico, che ci aggredirà e deruberà in un vicolo freddo e buio quando meno ce lo aspettiamo”.

“Nessuno – prosegue Paolo – invece fa mai incubi ambientati in uffici in cui alte cariche dello Stato, sedute su comode poltrone, discutono quale sia la strategia migliore per insabbiare l’ennesimo brutale atto di repressione realizzato dalle cosiddette forze dell’ordine. Nessuno fa mai incubi riguardanti depistaggi, omissioni di atti d’ufficio e favoreggiamento, riammissione in servizio di poliziotti che hanno disonorato la divisa con un omicidio. Eppure è proprio questo genere di crimini ad avere un impatto devastante sulla nostra società democratica, ma non ci colpiscono emotivamente quanto lo spauracchio di un ipotetico brutto tipo che potremmo incontrare una sera. Beh, forse faremmo meglio a scegliere con più cura i protagonisti dei nostri incubi”.

Vedere quei visi spauriti testimoniare al processo e vedere le loro facce oggi fa capire come e quanto Andrea e Paolo siano cresciuti. Sono ciascuno una parte di Federico, direbbe Patrizia.

Andrea ha avuto due figli. Il primo, un maschio, l’ha chiamato Federico. Paolo ha sposato Matilde. Come giorno del matrimonio ha scelto la data di oggi, 17 luglio 2014. Quando Federico avrebbe compiuto 27 anni.

Federico, per riprendere la frase di Tolstoj, non solo ha messo radici. Ha dato anche dei frutti.