A distanza di tre giorni ancora non è del tutto chiaro se la Fifa abbia voluto premiare Leo Messi, gli sconfitti argentini o se stessa come miglior giocatore. In compenso la scelta di non includere il 4 volte Pallone d’Oro tra i top 11 brasiliani proietta la Coppa del Mondo su pioli di nonsense apicali nella scala Frassica.

Allora tanto vale stilare noi una formazione dei migliori calciatori del Mondiale. Nota di metodo: non contano i km percorsi né il numero di passaggi andati a buon fine, perché se ci fosse piaciuta la matematica l’avremmo studiata a suo tempo. 

A proteggere la porta c’è lo statunitense Tim Howard, il motivo per cui centinaia di noi si sono rifiutati per anni di prendere il Manchester United alla Playstation. Howard ha rotto il record di parate in una partita della Coppa (16 contro il Belgio) e si è guadagnato la chance di sfoggiare tutti i suoi tatuaggi sulla prima dei rotocalchi americani. Nel Mondiale dei portieri scegliamo questo 35enne del Jersey con la sindrome di Tourette.

Nella difesa a quattro c’è l’argentino Rojo largo a sinistra. Non per la capacità di corsa o per le doti tecniche che tanto intrigano lo United, ma per quella rabona a liberare l’area all’esordio che ci riporta a Higuita, Kallaste e altri folli del pallone. Sulla destra va il messicano Paul Aguilar, giusto per fare gli snob e non citare quella leggenda di Philip Lham. In mezzo Medel e Halliche. Il primo è un pitbull cileno che pare uscito da un film di Tarantino. Può cambiare quattro ruoli senza mai perdere di ferocia e ora pare lo voglia l’Inter. Rafik Halliche è stato commuovente con la Germania, potrebbe perdere il posto solo al cospetto del connazionale Madjid Bougherra: un algerino capace di diventare l’idolo di Glasgow e di giocarsi un Mondiale da disoccupato.

Davanti a loro il Jefecito Mascherano che da qualche tempo sceneggia un poema epico per i telecronisti a ogni diagonale difensiva. La capacità dell’argentino di non calare mai l’intensità di gioco è qualcosa di impressionante. Alla sua destra Giorgios Karagounis che ha dato addio alla Grecia dopo 139 presenze e la vittoria di un Europeo, nel 2004, che fa bene al calcio. Esperienza e trascorsi in Italia anche per il terzo componente della linea mediana: Mark Bresciano, al suo terzo Mondiale con l’Australia. Certi flirt iniziano con il Fantacalcio e continuano a ardere. Dietro alle due punte Wesley Sneijder, detto Whisky. Quattro anni fa in Sud Africa era stato il migliore, in Brasile si è concesso un torneo da passeggiatore ed ha brillato lo stesso.

Davanti scegliamo Thomas Muller perché il calcio di oggi ai massimi livelli, piaccia o no, è rappresentato da lui. Sopporta con dedizione le paturnie dei suoi allenatori sul “falso nueve”, si fa trovare pronto sotto porta, è la molla di ogni meccanismo di gioco che riesce. Menzione anche per James Rodriguez che, al netto dell’espressione troppo innocua e dell’eccessiva discrezionalità che lascia sulla pronuncia del suo nome, è un talento sudamericano vero, di quelli che mancavano da tempo. 

La maglia numero 11, infine, la consegniamo a Helder Postiga. Potevamo scegliere Fred, ma sarebbe stato ingiusto. Nessuno testimonia con l’efficacia del portoghese lo sgradevole fenomeno della sparizione dei centravanti. Postiga coevo e al contempo successore di Pauleta e Nuno Gomes in un Portogallo che non vincerà mai nulla.