banco-espirito-santo-portogalloPer chi suona la campana portoghese? La crisi del portoghese Banco Espirito Santo è un problema del Portogallo o di tutta l’Europa?

In apparenza è una vicenda locale: i guai non sono neppure della banca, ma della holding che la controlla, Espirito Santo Financial Group, che scenderà dal 24,99 al 20,1 per pagare i suoi debiti. Le Borse subiscono qualche scossone, ma niente di drammatico. Eppure. In questi anni abbiamo imparato che nel settore bancario i guai seri non derivano dalle mosse sbagliate di qualche singolo amministratore delegato, da buchi anche miliardari nei conti (Bnp Paribas pagherà 9 miliardi di dollari agli Stati Uniti per una sanzione-estorsione per gli affari in Sud Sudan, ma non ne deriva alcun terremoto). I disastri arrivano quando viene meno la fiducia e le banche smettono di prestarsi soldi tra loro.

Di ragioni per perdere la fiducia nel sistema bancario in teoria non ce ne dovrebbero essere: dal 2008 a oggi le banche hanno ricevuto 2853 miliardi di euro di aiuti pubblici negli Stati Uniti e 3166 in Europa (negli Usa ne restano da rimborsare 2043, nell’Ue 986), secondo uno studio di Mediobanca. Ci sono state molte ricapitalizzazioni, altre seguiranno la conclusione delle analisi e degli stress test condotti dalla Bce come primo passo dell’Unione bancaria. Tutto bene? Sì e no. In autunno rischia di esserci un po’ di caos sui mercati, perché tante banche chiederanno ai soci di versare capitale fresco per rispettare le richieste europee, sarà una gara per il risparmio che avrà dei costi considerevoli per i ritardatari che dovranno offrire sconti maggiori. Ma il problema principale, segnalato per l’ennesima volta anche dal governatore Ignazio Visco all’assemblea dei banchieri italiani, è che le banche non riescono più a fare soldi, soprattutto quelle europee.

L’analisi di Mediobanca è inquietante: nel 2013 la redditività netta delle banche americane è stata “quasi cinque volte” quella europea, merito di maggiore efficienza, meno vincoli ma anche una ristrutturazione più decisa di quella a lungo rimandata dagli istituti europei. In Europa scendono i ricavi e aumentano le perdite dovute a crediti mai rimborsati mentre calano i prestiti alla clientela, negli Stati Uniti tutto l’opposto. Giusto un dato: le perdite su crediti per le banche americane sono diminuite del 48 per cento tra 2013 e 2012, in Europa solo dell’8,5. È chiaro che in un quadro così mesto basta poco – anche i pasticci degli azionisti del Banco Espirito Santo – per ricordare ai mercati che il settore del credito europeo non è ancora guarito dalla grande crisi e affida molte delle sue speranze a una ripresa dell’economia reale che non si vede.

La fiducia, nella finanza, si costruisce lentamente ma si distrugge in un attimo.

il Fatto Quotidiano, 16 Luglio 2014