Niente derivati, stop ai conti anonimi e agli investimenti in trust o in hedge fund. E in più l’Istituto per le Opere religiose (Ior) mette nero su bianco gli stipendi dei suoi manager. A partire dal compenso del presidente uscente, Ernst von Freyberg che, in undici mesi, ha guadagnato lo scorso anno 208mila euro per arrivare fino agli incassi dell’intero gruppo di comando, costato allo Ior 1,6 milioni di euro. L’operazione trasparenza, decisa da Papa Francesco, sembra procedere a ritmo sostenuto. Sia pure con un conto salato: 19,5 milioni di euro (+65% rispetto ad un anno fa) per “altre spese operative” sostenute nel 2013 per “allineare le politiche dello Ior alle richieste internazionali delle normative antiriciclaggio, in aggiunta ai servizi professionali esterni utilizzati dall’Istituto per la riorganizzazione”.

Non tutti i nodi sono comunque ancora venuti al pettine. Nel bilancio si accenna appena e solo indirettamente al prestito da 15 milioni fatto alla Lux Vide di Ettore Bernabei, ex potente direttore generale della Rai da sempre in affari con il consigliere di Mediobanca, il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar. Il finanziamento in questione venne deciso da monsignor Tarcisio Bertone, chiamato in causa anche dall’ex numero uno di Carige, Giovanni Berneschi, su un cospicuo contributo concesso dalla Fondazione genovese all’entourage dell’alto prelato. Una vicenda, quella della Lux Vide, che, secondo quanto ricostruito da L’Espresso, sarebbe costata la poltrona al manager tedesco sulla scia di una dura lettera di critica scritta da monsignor Battista Ricca, consigliato dall’avvocato californiano Jeffrey Lena cui von Freyberg avrebbe diviso le commissioni. Nel bilancio dell’Istituto ci sono invece ancora i 23 milioni di euro bloccati nel 2010 dalla Procura di Roma presso il Credito Artigiano nell’ambito di un’indagine antiriciclaggio.

“La fase 1 del processo di riforma si è conclusa con successo”, scrive von Freyberg nell’introduzione al bilancio che è stato archiviato con un utile da 2,9 milioni, in decisa flessione rispetto agli 86 milioni del 2012 su 6 miliardi di euro di attivi. Il documento contabile, certificato dalla Deloitte & Touche, spiega poi che il lavoro “Promontory Financal Group, società americana leader nel segmento della consulenza finanziaria, regolamentare e antiriciclaggio” finalizzato nello Ior ad effettuare la “supervisione di ogni singolo rapporto con i clienti” è stato completato a giugno 2014. E il risultato è stato la chiusura di 396 conti correnti “sulla base della decisione di limitare i nostri clienti alle istituzioni cattoliche e clericali, oltre che ai dipendenti ed ex lavoratori del Vaticano con conti per stipendi e pensioni e che di ambasciate e diplomatici accreditati presso la Santa Sede”. Sono stati anche chiusi altri 2.600 conti dormienti e altri 359 rapporti commerciali stanno per essere conclusi.

Quanto i risultati più strettamente operativi, la banca del Vaticano, che sarà guidata dal francese Jean-Battiste De Franssu, non ha potuto contare lo scorso anno sulla volatilità dei titoli di Stato del Vecchio continente. Soprattutto quelli tedeschi ed italiani. “Nel 2013 i movimenti dei prezzi dei bond dell’Eurozona sono stati più piccoli e sono stati di segno inverso: i prezzi dei bund tedeschi sono scesi, mentre quelli italiani sono saliti – spiega il bilancio – (..) il risultato di questi due effetti è stata una compensazione che ci ha portati ad un risultato praticamente neutro”. Oltre al trend dei titoli di Stato, sulla performance 2013 dello Ior ha inciso “la flessione del prezzo dell’oro e la svalutazione di alcuni investimenti in fondi”.

Con questi numeri, si apre la fase II, il futuro dello Ior. “Questo è un periodo di grandi mutamenti per la Santa Sede, non solo per lo Ior. Con il sostegno del Santo Padre e del Consiglio dei Cardinali, stiamo creando strutture più semplici ed efficienti per coloro che servono la missione della Chiesa Cattolica”, ha spiegato in una nota il il Cardinale-Prefetto George Pell. “Dopo il duro lavoro effettuato dal management sinora in carica, siamo ora in grado di garantire la continuità della preziosa assistenza offerta dall’Istituto e di condurre lo Ior verso un secondo ciclo di riforme sotto la guida di una nuova dirigenza”. E nel segno, si spera, di una sempre maggiore trasparenza.