Carlo Giovanardi è stato sentito in procura a Ferrara. Il senatore Ncd è accusato di diffamazione aggravata per le frasi rilasciate durante un’intervista al programma radiofonico “La Zanzara” su Radio 24. Era il giorno successivo al famoso sit-in del sindacato di polizia Coisp contro la carcerazione dei poliziotti condannati per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi. La madre del ragazzo, Patrizia Moretti, scese in strada mostrando ai sindacalisti la foto del figlio morto, steso sul letto dell’obitorio. Sentito in diretta dal conduttore Giuseppe Cruciani, Giovanardi si lanciò in una uscita che fece scalpore: “Quella foto che ha fatto vedere la madre è una foto terribile, ma quella macchia rossa dietro è un cuscino. Gli avevano appoggiato la testa su un cuscino. Non è sangue”. Quanto bastava per convincere la Moretti a querelarlo per diffamazione aggravata. Già, perché quella foto, purtroppo, era vera, era entrata nel fascicolo del dibattimento tra gli atti processuali. Quel rosso non era un cuscino e il sangue era quello di Federico.

Nella mezz’ora di “colloquio cordiale” – come lo ha definito lo stesso senatore – con il pm Stefano Longhi, Giovanardi ha tentato di spiegare le circostanze di quella frase. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia l’onorevole “ha avuto la possibilità – aggiunge il suo legale, l’avvocato Simone Agnoletto – di dare spiegazioni e chiarimenti in merito alle contestazioni che gli sono mosse”. In particolare “ha fatto riferimento alla versione che era conosciuta all’epoca, in base agli elementi che gli erano stati forniti nelle varie occasioni in cui da membro del governo prima e da parlamentare poi, si era occupato del caso, in particolare nelle sedi istituzionali”.

Una perifrasi per dire che il senatore Ncd ha tradotto con quell’uscita le informazioni che aveva raccolto o che avevano raccolto per lui. “E questo – prosegue Agnoletto – senza alcuna intenzione di screditare la madre del ragazzo, né la memoria di Federico né tanto meno minimizzare una tragedia assoluta come quella accorsa al giovane”. Lo stesso vale per la foto. “Il senatore non ha mai voluto intendere che sia stata in qualche modo alterata o che non fosse autentica”. Tutto dipenderebbe insomma “dal contesto in cui si è sviluppato il sit-in del sindacato”. L’avvocato non entra nei particolari, limitandosi ad affermare che “il senatore ha un suo punto di vista ed è libero di esprimerlo, soprattutto se in varie sedi gli viene chiesto di intervenire sull’argomento”.