Una lunga pedalata nella quale ogni tappa ricorda un’emergenza che si consuma giornalmente sotto i nostri occhi ed è ormai considerata quasi una cosa “normale”. Fino ad un arrivo che vuole rendere giustizia, o almeno rispetto, a chi di questa emergenza è rimasto vittima 17 anni fa. È questo il senso dell’iniziativa “Rambling for Migrants” che dal 2 al 23 agosto prossimi darà vita ad un viaggio in bicicletta di 1.200 chilometri con partenza dalla cittadina pugliese di San Severo (Foggia) e arrivo nella siciliana Portopalo (Siracusa), dove nel 1996 affondò un’imbarcazione di migranti che ancora giace sul fondo del mare con il suo carico di morte.

Protagonista dell’iniziativa, promossa dall’associazione “Viandando” in collaborazione con “Libera”, è la 33enne cagliaritana Gaia Ferrara, non nuova a queste imprese su due ruote. Nelle 23 tappe del loro viaggio attraverserà Puglia, Basilicata e Calabria, fino a giungere in Sicilia, toccando una serie di località-simbolo dei b che hanno interessato l’Italia a partire degli anni Novanta del secolo scorso.

Luoghi dove sono avvenuti drammatici sbarchi o dove si trovano centri d’accoglienza, comunità d’immigrati e persone che possano offrire una testimonianza diretta del fenomeno. Qui saranno organizzati incontri ed eventi di sensibilizzazione sui temi delle migrazioni e dell’integrazione coinvolgendo associazioni e istituzioni locali. Un viaggio dedicato a tutti coloro che spinti dal bisogno intraprendono rotte malsicure verso porti dove nessuno li aspetta. Ma soprattutto un modo per attirare l’attenzione sul vergognoso oblio calato sui “Fantasmi di Portopalo”, che a 17 anni dalla tragedia giacciono ancora all’interno del relitto della nave F-174.

Obiettivo principale della “Rambling for Migrants” è infatti quello di raccogliere firme per una petizione (che vede tra i primi firmatari Don Luigi Ciotti, Carlo Lucarelli e Dario Fo) rivolta alle istituzioni europee per spingerle al recupero dell’imbarcazione e dei corpi in essa contenuti: «Ci sono 283 cadaveri – ha sottolineato Gaia Ferrara – che giacciono in fondo al mare senza vita e senza sepoltura. Vittime di una tragedia che si è consumata nella notte di Natale del 1996; erano migranti asiatici, provenienti dal Pakistan, dallo Sri Lanka e dall’India in cerca di un futuro migliore. Di loro non resta che un vago ricordo di alcuni e l’indifferenza di molti. Ma c’è chi non si rassegna e ha deciso di fare qualcosa per non lasciarli lì e per dar loro una sepoltura e un volto».

Un’impresa lungo una strada fatta di chilometri da macinare per avvicinarsi a un concetto di civiltà che troppo spesso dimentichiamo quando è posto a salvaguardia non di noi stessi ma del destino di altri. Un tragitto che è possibile conoscere in tempo reale consultando il sito di “Viandando” e la pagina Facebook dedicata all’iniziativa.

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