A nemmeno un anno di distanza dal suo ultimo album “One Breath”, Anna Calvi torna con un EP di cover dal titolo “Strange Weather”. La giovane musicista londinese – madre inglese e padre italiano – ha già all’attivo due album in studio. Le ottime vendite del suo primo lavoro la colsero di sorpresa come dichiarava recentemente durante un’intervista con Elizabeth Day del Guardian: “La mia ambizione era di vendere 5.000 copie”; nella realtà il disco raggiunse le 170.000, venendo inoltre candidato al Mercury Prize. I primi due lavori sono stati accolti in maniera molto positiva dalla critica inglese, tra i diversi estimatori Anna Calvi può vantare anche quella di Brian Eno il quale durante un’intervista al sesto canale radio della BBC dichiarò che l’artista era “the biggest thing since Patti Smith”.

Se Eno si limita – per il momento – ad esternare la propria stima nei confronti della musicista, David Byrne fa un passo in più e presta la propria voce in due brani di “Strange Weather”: “I’m the Man that Will Find You” e la title track, suggerita proprio da Byrne. Con questo extended play di cover Anna Calvi – come tutti gli artisti che lo hanno fatto prima di lei – si appresta a camminare su un filo sottilissimo dove il rischio di precipitare è altissimo. L’argomento cover è sempre molto spinoso, ma in questo caso l’artista oltre a superare la prova aggira in minima parte l’ostacolo andando a scegliere – eccezion fatta per “Lady Grinning Soul” di David Bowie – brani di artisti non molto conosciuti al grande pubblico, ed in alcuni casi si portano in superficie dei veri e propri tesori nascosti. È il caso di “Strange Weather” di Keren Ann; l’originale non viene stravolto ma il crescendo creato da Anna Calvi e David Byrne è sublime e raggiunge il suo apice nella catarsi finale dove la Calvi dimostra ancora una volta la notevole padronanza della chitarra. “Strange Weather” è senza ombra di dubbio l’interpretazione più bella di tutto l’extended play e racchiude al suo interno quello che è da sempre il punto di partenza della musicista, ovvero la volontà di creare brani in grado di trascinare l’ascoltatore all’interno di una storia.

Nel caso di questa piccola collezione di cover la Calvi gioca sapientemente con l’interpretazione, puntando spesso sul diverso utilizzo della voce, come in “Lady Grinning Soul” dove si accentua magistralmente la venatura soul, oppure nella distorta “Ghost Rider”. Anna Calvi ha fatto suoi questi brani e spesso è riuscita ad elevare il valore del testo con arrangiamenti che vanno a formare una cornice perfetta, come nel caso di “I’m The Man That Will Find You” (brano di Connan Mockasin). Le cinque canzoni scelte sono diventate cinque storie in perfetto stile Calvi: non c’è eccesso, non c’è stravolgimento, c’è soltanto una nuova prospettiva di ascolto che in alcuni casi ha dato vita ad interpretazioni di assoluta ed unica bellezza.