100 tonnellate di aiuti umanitari per Gaza sono bloccati da 22 giorni al porto di Genova. Sei container di alimenti, medicinali e attrezzature ospedaliere raccolte dalla onlus “Music for Peace” attendono dal 23 giugno di salpare alla volta della martoriata striscia di Gaza, per raggiungere le famiglie e, soprattutto, gli ospedali.

“È assurdo sentire continuamente appelli e poi doversi scontrare con l’impossibilità di far partire una carovana che è al suo sesto intervento su Gaza, con una macchina ormai collaudata – spiega Stefano Rebora, presidente della onlus genovese -. Siamo bloccati al porto di Genova con 6 container strapieni di materiale, oltre a due ambulanze e 2 incubatori. Ad oggi non possiamo partire perché il governo egiziano non concede i permessi necessari e perché non abbiamo alcuna garanzia che i materiali possano arrivare attraverso una via alternativa”.

La onlus ha chiesto aiuto al Ministero degli affari Esteri per tentare di sbloccare la situazione per via diplomatica, appellandosi alla quarta convenzione di Ginevra e al primo protocollo addizionale che sancisce il diritto all’assistenza da parte della popolazione civile, imponendo l’obbligo di “facilitare il rapido e non limitato passaggio di tutti i convogli umanitari”, oltre al rispetto e alla protezione del personale di soccorso. Al momento dalla Farnesina è arrivata la proposta di un percorso alternativo, passando da Israele. Una soluzione che avrebbe già ottenuto un primo assenso, senza tuttavia essere declinato in azioni concrete e atti formali: “Purtroppo però non c’è nessuna certezza che poi i materiali arrivino a destinazione – ha spiegato Rebora – ad oggi ad esempio nessuno ci ha detto come deve essere caricato il materiale, non sappiamo una volta arrivato al porto quanto tempo dovrà attendere, non sappiamo se i container (anche essi oggetto di donazione, ndr) potranno passare oppure se il materiale verrà spostato in altro modo”.

Secondo la onlus la via egiziana sarebbe quella più sicura, economica e collaudata. I problemi incontrati quest’anno da “Music for peace” sono figli delle tensioni politiche che hanno scosso anche la terra egiziana: “Dallo scorso anno stiamo tentando di ricucire i rapporti, per poter tornare a collaborare con il governo egiziano – spiega Rebora – non è una cosa facile, ma è importante essere sostenuti in questo percorso. La nostra onlus per scelta tende a non raccogliere fondi, ma aiuti materiali e servizi. In questo modo negli anni passati siamo sempre riusciti a far arrivare gli aiuti a costo zero. Qualsiasi alternativa sarebbe molto onerosa”. Una spedizione dell’entità in campo, anche con un trattamento di favore, ha un costo che si aggira attorno ai 6-7 mila euro solo per attraversare il Mediterraneo. A questo vanno aggiunti i costi per i permessi, le operazioni portuali e il trasporto fino a destinazione.

“A noi si stringe il cuore ogni volta che riceviamo una telefonata o una mail da un ospedale di Gaza. E in queste ore ci stanno chiamando di continuo. Hanno bisogno di questi aiuti, soprattutto in queste ore in cui la situazione umanitaria si aggrava sempre di più. Negli ultimi giorni sono già centinaia i morti e migliaia i feriti. La situazione è molto complicata. Anche se arrivassero oggi tutti i permessi necessari prima di 15-20 giorni il materiale non potrebbe arrivare a destinazione. Ci vogliono da 7 a 10 giorni di navigazione, più tutti i tempi tecnici per i controlli e il trasferimento dei materiali. Ecco perché è ormai impossibile continuare a rimandare”.

Music for Peace è una organizzazione umanitaria che è già intervenuta in Striscia di Gaza portando a destinazione 5 carovane umanitarie delle quali ha curato anche la minuziosa distribuzione lungo tutto il territorio: “Questa è una delle nostre peculiarità, non abbandoniamo gli aiuti a loro stessi, ma li seguiamo fino alla fine, fino a che non vanno nelle mani in cui devono effettivamente essere consegnate”. Gli aiuti in attesa di partire sono stati raccolti tra la cittadinanza, pezzo su pezzo, pacco su pacco: “Noi operiamo prevalentemente a Genova e in Liguria, ma ormai siamo conosciuti anche fuori dai confini e a noi si affidano anche dal resto dell’Italia e anche dall’estero. Il materiale non è la soluzione, dietro ad ogni carovana c’è un progetto educativo ed è anche per i 20mila studenti che hanno partecipato che vogliamo sbloccare la situazione. Quei container bloccati al porto sono un messaggio sbagliato”.  

Vista la gravità della situazione nella Striscia di Gaza, Music for peace ha lanciato un’ulteriore campagna di raccolta di medicinali (che abbiano una data di scadenza oltre il mese di ottobre 2015): “È possibile recapitare il tutto presso la sede di Music for peace in via balleydier 1, a Genova. Qualora dovesse essere concesso il transito e quindi la partenza, il materiale che non dovesse giungere in tempo sarà portato a destinazione nella carovana successiva”.