Un milione di dollari è un discreto cachet per un calciatore professionista abituato a contratti a vari zero, un’ingiustizia da non tollerare per un tifoso inferocito. In termini monetari è stata conteggiata in un milione e mezzo di euro la differenza tra la medaglia di bronzo e quella di legno. L’Olanda porterà a casa 22 milioni di dollari, il Brasile ne avrà 20. Soldi che devono poi essere divisi tra i 23 giocatori che compongono la rosa della nazionale e con lo staff tecnico. Ai tifosi, però, dopo l’umiliazione con la Germania non va giù che David Luiz e compagni passino all’incasso. “Restituite tutto, non meritate quei soldi” l’appello che da più parti è stato fatto ai calciatori. La polemica, c’è da scommettere, continuerà nei prossimi giorni.

Quello messo a disposizione dalla Fifa è il montepremi più alto nella storia del Mondiale: 576 milioni di dollari, quasi il 37% in più rispetto al Sud Africa. La maggior parte di questi soldi va agli atleti e alle federazioni, ma ci sono anche compensazioni per le squadre locali per l’utilizzo delle strutture e rilevanti quote assicurative. La qualificazione alla Coppa valeva 1,5 milioni di dollari. Le tre partite disputate nel girone ne portano in dote altri 8, che permettono alle nazionali di sostenere le spese. Il Mondiale brasiliano da un punto di vista economico non è stato un fallimento per l’Italia: costato quasi 5 milioni, tra premi e sponsor ha evitato il rosso alla Figc.

I soldi veri cominciano a arrivare dai quarti di finale, dove ogni team incassa 20 milioni. Da lì a salire fino ai 25 della seconda e ai 35 milioni che renderanno ancora più piacevole la vittoria del Maracanà. Le polemiche per il premio non hanno toccato solo la squadra di casa. A dare l’esempio erano stati i giocatori del Camerun che a inizio giugno avevano messo in chiaro che non sarebbero partiti per il Brasile senza i soldi promessi. Si trattava della mancia decisa dalla federazione di Yaoundè per la qualificazione: circa 15 mila euro a testa.

Più spinoso il caso dei giocatori della Nigeria che hanno minacciato il boicottaggio in vista degli ottavi contro la Francia. Scesero in sciopero e ripresero ad allenarsi solo quando ebbero rassicurazioni dalle istituzioni sportive che l’assegno Fifa sarebbe arrivato.

Nello spogliatoio del Ghana sono volati schiaffi tra il capitano Muntari e un dirigente. La squadra prese male la proposta di una tassa federale da 3 milioni di dollari sui premi, i giocatori alla fine ricevettero 100 mila dollari a testa grazie a un anticipo da Brasilia. Arrivarono i contanti, di notte, su un jet della flotta del governo brasiliano.

Per fortuna c’è anche qualche caso più edificante. I giocatori della Grecia, reduci da un Mondiale terminato agli ottavi, hanno rinunciato ai premi per la costruzione di un centro sportivo a Atene. “Non vogliamo soldi extra – hanno scritto in un comunicato -. Giochiamo solo per la Grecia e per il nostro popolo”. Infine la squadra algerina, che è stata trascinata nella polemica tra Israele e Palestina per la decisione di destinare i soldi ai bambini di Gaza. Secondo la stampa francese questa notizia sarebbe però una bufala.

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