Da due giorni è in vigore il Dl 42/2014. Prevede lo sconto di pena di un giorno ogni 10 per i detenuti in condizioni che, secondo i parametri dell’Ue, costituiscono “tortura”; e il risarcimento del danno cagionato da queste condizioni di carcerazione nella misura di 8 euro per ogni giorno di detenzione. Follia pura.

1) Va chiarito che l’Ue considera “tortura” la carcerazione quando lo spazio a disposizione di ogni detenuto è inferiore a 7 mq. L’Italia, nell’aprile di quest’anno, ha assicurato l’Unione che nessun detenuto sarà ristretto in meno di 3 mq pro capite. Il che significa che, su un po’ più di 60.000 detenuti, il nostro Paese ne “torturerà” in pianta stabile almeno 50.000, considerato che le carceri italiane garantiscono circa 40.000 posti con un sovraffollamento standard pari a un terzo. Sottratti un po’ di privilegiati, la massa sarà certamente detenuta in uno spazio inferiore a 7 mq.

Pensare di sottrarsi alle multe comminate dall’Ue e alla disapprovazione politica internazionale – a cui peraltro siamo abituati –, con lo sconto di pena di 1 giorno ogni 10 o con 8 euro di “risarcimento” per ogni giorno di detenzione è appunto folle. Senza contare che, dopo gli sconti Gozzini, incrementati da Severino e Cancellieri (ogni anno di prigione sono, in realtà, 7 mesi e mezzo) ce ne sarà un altro: ogni mese di galera varrà, in concreto, 27 giorni; un altro mese di galera (veramente un mese e 6 giorni) regalato ogni anno a tutti i delinquenti. Un anno sarà uguale a 6 mesi e mezzo. 

2) L’applicazione concreta di quanto previsto dal DL è impossibile. Sia lo sconto di pena che il “risarcimento” non possono essere automatici. Presuppongono l’accertamento delle condizioni che li legittimano. Quindi i giudici di sorveglianza dovranno fare, da domani, 50.000 istruttorie per verificare quanti giorni ogni detenuto ha passato in spazi minori di 7 mq. Il che significa, nel caso di detenuti trasferiti da un carcere all’altro (capita spesso) moltiplicazione per N volte di questa indagine. Inoltre questi accertamenti non hanno una fine nel senso che, una volta fatti questi ipotizzati 50.000, poi non se ne fanno più. Ogni futuro detenuto si troverà nella medesima situazione a partire da dopodomani. La domanda è: dove si trovano centinaia di giudici di sorveglianza a cui affidare questo lavoro? Perché quelli che ci sono non bastano nemmeno per mandare in tempi ragionevoli B a badare ai vecchietti, visto che c’è voluto circa un anno.

3) Il problema, naturalmente, è identico per quanto riguarda il “risarcimento”. Ma qui c’è un’altra difficoltà. “Risarcimento” significa corrispondere una somma di danaro a compenso del danno cagionato. E il danno sarà diverso da detenuto a detenuto. Una persona anziana o malata avrà patito il sovraffollamento in misura maggiore di un giovane incarcerato che se ne è stato in compagnia dei suoi amici a giocare a carte e a progettare colpi mirabolanti per il giorno successivo alla scarcerazione. Sicché non si può pensare di “risarcire” entrambi nella stessa maniera. E, se è per questo, nemmeno si può quantificare il “risarcimento” in via preventiva, ex lege. Il pagamento di una somma di denaro predeterminata costituisce “indennizzo” e non “risarcimento”. 

E i giuristi che assistono il governo Renzi certamente conoscono la differenza; se “risarcimento” hanno scritto, “risarcimento” sia. Quindi i giudici di sorveglianza non potranno limitarsi ad accertare lo stato di detenzione nelle condizioni di cui al punto 2 ma dovranno accertare la sussistenza e la gravità del danno da questa derivante. Tutto questo moltiplicato per 50.000 più enne (per le procedure future). Ma questa gente lo sa quello che fa? 

   4) Per i “risarcimenti” sono stati stanziati 20 milioni di euro. Che saranno del tutto inadeguati. Nel 2009 la Cedu ha condannato l’Italia a “risarcire” a tale Sulejimanovic (condannato a 2 anni e mezzo per rapina aggravata e altri reati) 1.000 euro per 4 mesi e mezzo trascorsi in una cella con spazio insufficiente; il che è prova evidente di quanto questo Dl sia inidoneo a schivare i fulmini della Ue. 

   5) Ma la cosa che fa davvero… arrabbiare è la perdurante stupidità (o consapevole progetto criminoso, scegliete voi) della politica italiana. Secondo uno studio del Sappe (Sindacato di polizia penitenziaria), un carcere “leggero” da 600 posti, più che idoneo per la stragrande maggioranza dei detenuti (non sono tutti Totò Riina), costruibile in 4 mesi, costa meno di 20 milioni. E la Provincia di Bolzano (c’entrerà qualcosa il fatto che sono tedeschi?) ha avviato la costruzione di un nuovo carcere in project financing, che significa che sarà costruito e gestito da privati. Il contributo dello Stato sarà inferiore al 50%.

Ha senso spendere soldi per “risarcire” i delinquenti invece che per tenerli in galera in condizioni – si capisce – adeguate a un Paese civile?

Il Fatto Quotidiano, 12 Luglio 2014