Quando il Brasile dopo un quarto d’ora si ritrova sotto 2-0 sul Nacional di Brasilia piomba il silenzio. Lo spettro del Mineirazo aleggia sugli spalti. La Selecao beccherà il terzo gol solo a pochi minuti dalla fine, ma nel mezzo manca tutto quello che la nazione chiedeva agli uomini che si sono macchiati della più pesante sconfitta nella storia del calcio brasiliano. La finale di consolazione doveva essere il match del riscatto, così non è stato. L’Olanda domina i verdeoro (da quanto tempo non perdevano due partite di fila?) e si prende il terzo posto, chiudendo da imbattuta la sua avventura. Van Gaal conquista così l’obiettivo B – annunciato dopo la sconfitta in semifinale contro l’Argentina – nonostante l’assenza di Sneijder, bloccato da un infortunio al polpaccio nel riscaldamento.

Restano tanti rimpianti per i tulipani, appassiti nella partita più importante e sbocciati nuovamente nell’ultimo atto della Coppa del Mondo di fronte a un Brasile che, è evidente, ha un effetto fertilizzante sugli avversari. Ancora rintontita dalle sette sberle incassate dalla Germania, la Selecao entra in campo impaurita e dopo appena novanta secondi si ritrova già a dover inseguire. Non bastano il pesante turn over (cinque undicesimi nuovi rispetto alla semifinale) e gli applausi che il pubblico riserva ai verdeoro, fischiando solo Felipe Scolari e Fred, capri espiatori del Mineirazo. Non serve neanche l’inno cantato a squarciagola dai 60mila, perché la difesa è sfibrata e affonda subito. David Luiz va a caccia in territori che non dovrebbero essere di sua competenza e innesca la corsa di Robben, steso da Thiago Silva. Per l’algerino Djamel Haimoudi è rigore e giallo all’ex centrale del Milan. Il primo di una lunga serie di errori: il fallo inizia fuori area e Thiago Silva meritava il rosso. Fatto sta che Van Persie trasforma e la Selecao scricchiola.

Anche nell’azione del 2-0, c’è lo zampino positivo di un Robben a tratti incontenibile e negativo di un David Luiz imbarazzante. Nel tentativo di liberare l’area, il centrale del PSG serve l’assist a Blind appostato nel deserto della difesa brasiliana. È la fotografia di una squadra che in tutto il Mondiale non ha mai trovato i giusti equilibri, soffrendo fin dalla prima partita contro la Croazia. Fragilità mentale e tattica sono state cattive compagne di viaggio, minando i sogni dell’intero Paese. La scarsa qualità del centrocampo ha fatto il resto. E anche contro gli Oranje, il Brasile suona sempre la stessa triste musica e non riesce mai a creare limpide occasioni da gol. Ha vissuto sulle spalle di Neymar, per poi ritrovarsi nuda e senza idee quando la stella del Barcellona è andata ko. A Brasilia Felipao lancia Jo e Willian, ma non cambia nulla. Le poche e leggere fiammate nascono dai piedi di Oscar, l’unico a tentare di pungere la difesa di Van Gaal, comandata alla perfezione da un sontuoso Vraal.

Il pubblico sopporta fino all’intervallo, poi inizia a fischiare sonoramente. Ha voglia di esultare, di vedere una squadra che schiuma rabbia. L’urlo però rimane in gola, sfogato solo a metà secondo tempo per chiedere un rigore: Blind stende Oscar in area, sarebbe “fallissimo” ma Haimoudi sbaglia ancora e ammonisce l’attaccante del Chelsea per simulazione. Si spengono le luci, negli ultimi venti minuti i verdeoro non ci credono più e arriva anche la ciliegina di Wijnaldum al termine di un’azione ispirata ancora da Robben, un campione che chiude l’ennesima avventura mondiale con l’amaro in bocca. Ma la sua classe ha messo in imbarazzo tutte le difese incontrate sulla strada, tagliando come il burro quella di un Brasile impresentabile. Già spese contro la Germania, non ci sono lacrime al Nacional. Ma urla a fine gara sì, forti e di rabbia. Il Paese aveva chiesto una reazione d’orgoglio. La Selecao forse peggiore di sempre, oltre al Mondiale, ha perso anche quello.

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