“Quando sento che stiamo andando verso una deriva autoritaria, un sorriso mi si stampa sul volto tanta è l’assurdità di questa accusa”. Così in conferenza stampa il premier Matteo Renzi, dopo il Consiglio dei ministri, commenta le critiche rivolte al nuovo sistema di riforme portato avanti dal governo. Il premier nella “rivoluzione del buon senso”, come chiama il suo programma dei mille giorni, tira dritto e promette: “Se qualcuno tenterà di frenare le riforme…” evitando però di annunciare ritorsioni nel giorno in cui, tra trattative e minacce di rottura, la commissione approva la riforma del Senato, ora pronta per l’Aula.  E’ un’altra la sfida a cui guarda: “Stiamo cambiando l’Italia, i tabù possono esser vinti da una classe politica che ha coraggio”, assicura, soprattutto all’Europa, fiducioso che l’Italia “potrà diventare locomotore“. Ma è soprattutto uno il diktat partito oggi dal capo del governo in Cdm: “è inutile fare le leggi se non si applicano”, affonda contro la mole “allucinante” di ben 752 leggi, dai tempi del governo Monti, che aspettano i decreti attuativi. Da oggi, mette in riga Renzi, si cambia: in avvio di ogni cdm il ministro Maria Elena Boschi farà la conta, ministero per ministero, dei decreti che mancano all’appello. “La macchina va oliata” ammette il premier che annuncia che fino a fine agosto starà molto a Palazzo Chigi per rodare i meccanismi amministrativi, tra i quali anche la nomina del suo capo di gabinetto  di Manolo Lanaro