Quel cadavere di donna ritrovato nella grande cascina. Quel volto sfigurato: il taglio della bocca allargato con un coltello come nel romanzo James Ellroy The Black Dalia. Ma questa non è Los Angeles, ma la provincia di Pavia e soprattutto è un caso di cronaca vera. Che ha sconvolto la piccola comunità di Montecalvo Versiggia e che questo pomeriggio ha trovato la parziale conclusione con la sentenza di primo grado in corte d’Assise. Ergastolo.

Questa la decisione dei giudici che hanno accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero che nella sua requisitoria aveva parlato di omicidio aggravato dalla crudeltà, perché l’assassino dopo aver aperto il volto della sua vittima ha pensato bene di calpestarlo violentemente lasciando addirittura l’impronta della sua scarpa. E quando oggi il presidente della corte ha letto la sentenza, Constantin Scarlat, romeno di 33 anni, non ha aperto bocca, non ha protestato, solo si è limitato a tenere alto lo sguardo. E del resto, è emerso dall’inchiesta, lo aveva confidato a un amico: “Se non trovo lavoro ammazzo qualcuno così ho da mangiare e dormire a vita”.

Così sarà, se l’Appello non modificare il giudizio della corte d’Assise. Ma non c’è solo questo nella storia del’omicidio della 76enne Alma Pecorara, vedova, pensionata, residente in una grande cascina. Troppo grande per lei quella casa. Tanto che spesso, e per arrotondare le entrate, affittava le altre camere. Tra gli inquilini c’era anche Costantin che alla donna aveva dato una caparra di 150 euro. Dopodiché aveva deciso di lasciare il suo alloggio. La donna, però, non gli aveva ancora restituito i soldi. Da qui la decisione di salire in casa della donna. Di pomeriggio, mentre la signora stava stirando.

Il delitto avviene tra il 23 e il 24 aprile 2013. Inizialmente si pensò a un malore. Pista poco credibile. Era omicidio e su quello la procura ha iniziato a indagare non lasciando nulla al caso. L’autopsia sul cadavere ha chiarito poi la dinamica: Costantin quella sera aggredisce alle spalle la donna colpendola alla nuca. La signora cade a terra. Quindi l’uomo, armato con un coltello per tagliare il pane, le squarcia la bocca allargandola da parte a parte. Poi infierisce con le scarpe, lasciando impronte ovunque, compreso tracce del suo Dna. Il suo volto, poi, sarà immortalato dalle telecamere del comune davanti alla casa delle vittime in orario compatibile con l’omicidio. In poco più di un anno il caso si chiude. Ergastolo. Per il decimo omicidio risolto dalla procura di Pavia guidata dal procuratore Calogero Cioppa.