Edo Ronchi ha lasciato il suo incarico: si è dimesso, in netta divergenza con le ultime decisioni del Governo sull’Ilva di Taranto. E, a poche ore dalla sua decisione, ha rilasciato un’intervista a ilfattoquotidiano.it per spiegare la presa di posizione e i passaggi che lo hanno portato al passo indietro.

Si aspettava di diventare commissario ambientale? Cosa sarebbe cambiato?
Come è già noto, anche dalla mia conferenza stampa del 19 giugno, non avevo accettato la conferma a sub commissario gentilmente propostami dal Ministro Galletti il 5 giugno, alla mia scadenza, perché ritenevo e ritengo necessario cambiare passo.

Come?
Assicurando le risorse finanziarie necessarie per attuare il piano ambientale (1,8 miliardi dei quali 800 milioni entro il prossimo anno) e, dopo la pubblicazione del Piano ambientale del 9 maggio, anche l’operatività necessaria, in una fase nuova, con centinaia di interventi avviati, ma che vanno ora portati a termine con responsabilità precise, una catena di comando definita e una struttura adeguata. Ho quindi appoggiato due proposte: utilizzare subito le risorse del sequestro milanese, attivare un prestito trentennale garantito dallo Stato e attivare un Commissario per l’attuazione del Piano ambientale. A mio parere senza queste condizioni non è possibile cambiare passo e realizzare il risanamento ambientale, garantendo il posto di lavoro a migliaia di persone e la continuità di una fabbrica che è un pezzo importante dell’economia locale e nazionale.

Il governo ha scelto anche di non toccare i fondi dei Riva sequestrati a Milano. Lei aveva spiegato che quelli erano gli unici che al momento potevano garantire la continuità delle opere avviate: qualcuno le ha spiegato perché il punto è stato archiviato in zona Cesarini? I Riva sono tornati a essere intoccabili?
Il principio comunitario “chi inquina paga” è alla base del diritto ambientale europeo. Se saltasse questo principio, buona parte della nostra normativa ambientale non reggerebbe. Anteporre a questo principio altri ragionamenti giuridici – tipo le finalità specifiche di un sequestro – a mio parere è sbagliato: i soldi sequestrati alla proprietà andrebbero impiegati per il risanamento ambientale. Stabilito che l’Ilva, secondo me giustamente, è uno stabilimento di interesse strategico nazionale, occorre che lo Stato si faccia garante dell’attuazione, congiunta, di tre obiettivi: risanamento ambientale, occupazione e continuità produttiva. Se individuo un’area contaminata e il proprietario non si trova, non ha le risorse per risanarla, o non si trova il colpevole dell’inquinamento, non è che lo Stato se ne disinteressa, per il nostro ordinamento lo Stato deve intervenire, almeno, per metterla in sicurezza in ogni caso. Il punto era già previsto in una norma vigente, si tratta di anticiparne l’attuazione. Con il dissequestro disposto dalla Cassazione, non è affatto una novità che la proprietà sia tornata pienamente in gioco e l’impugnativa del Piano ambientale al Tar dei giorni scorsi ha confermato che, da quel lato, non c’è una volontà di collaborazione.

A suo avviso ora cosa accadrà? Ci sono davvero le condizioni per salvare la fabbrica e la salute dei tarantini?
Col prestito ponte la precipitazione della crisi aziendale dovrebbe essere stata temporaneamente fermata e questo per migliaia di lavoratori che rischiavano lo stipendio non è da trascurare. Per quello che ho potuto verificare nell’anno di lavoro per il risanamento ambientale all’Ilva, le condizioni per salvare la fabbrica e la salute ci potrebbero essere. Portando a termine il piano esistente di risanamento ambientale Taranto potrebbe essere come Duisburg . Certo servono le risorse e capacità operativa per realizzarlo, ma a mio parere è fattibile e si è cominciato a farlo.

Nelle scorse ore c’è stata una polemica su alcune sue dichiarazioni in merito alla posizione sbagliata della centralina del reparto cokerie dell’Ilva che potrebbe fornire dati troppo bassi sulle emissioni: non ha influito questo sulla decisione di mollare?
Polemica di Angelo Bonelli che trovo assurda. In un incontro con le associazioni ambientaliste, quindi pubblico, dove tranquillamente si registrava quello che dicevo, con trasparenza, ho detto che c’era una centralina, interna allo stabilimento, che registrava dati buoni, ma che a me pareva mal collocata. Da questo mi si accusa di aver avallato i dati di altre centraline, quelle che rilevano la qualità dell’aria a Taranto, che però nulla hanno a che fare con quella delle cokerie perché è vicina ad una fonte inquinante (le cokerie) e interna allo stabilimento, mentre quelle controllano la qualità dell’aria nell’ambiente della città. Comunque non mi risulta che le centraline di Taranto abbiano qualche problema, se qualcuno ha problemi da segnalare lo dica all’Arpa che le controlla e le gestisce. Se le centraline dislocate nella città registrano miglioramenti dei parametri ambientali dell’aria di Taranto nel 2013, come ambientalista io sono contento: non mi piace giocare al tanto peggio tanto meglio. So bene che c’è ancora molto da fare per migliorare l’ambiente locale, che gli effetti dell’inquinamento storico ci sono e continuano, ma posso anche dire che risanare si poteva e quando si è cominciato a farlo si sono visti i primi risultati. La mia decisione è nota dal 5 giugno e non è cambiata per le ragioni che ho cercato di spiegare.

Infine crede di aver fatto tutto il possibile per salvare salute e lavoro a Taranto o ha qualcosa di cui fare ammenda?
Posso dire che mi sono impegnato e che un anno all’Ilva non è stata una passeggiata. Se chi verrà dopo di me farà meglio, sarò il primo ad apprezzarlo. Nel bilancio che ho reso pubblico il 19 giugno, ho descritto con precisione, intervento per intervento, prescrizione per prescrizione, ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare: sono state chiuse 6 cokerie su 10, 2 altoforni su 5, dimezzato lo stoccaggio del carbone, completata la chiusura di 22,8 Km di nastri trasportatori, pari al 40% del totale, di 68 torri (pari al 38% del totale), chiusi 8 fabbricati, coperta la giostra di raffreddamento dell’agglomerato, installato un sistema di controllo che ha consentito una riduzione degli slopping, migliorati e resi operativi i sistemi di monitoraggio, sono aperti una quarantina di cantieri e quasi tutti gli interventi sono progettati, con tecnologie definite ed è stata avviata la sperimentazione per produrre acciaio più pulito con il ferro pre-ridotto col gas. Qualcosa di cui fare ammenda? Ho trascurato la comunicazione, preso dalle cose da fare: quindi in pochi sanno cosa è stato fatto e molti credono che sia stato fatto poco o nulla. Pensando che fosse giusto dare una mano per risanare l’Ilva, per fare ambientalismo e non solo per dichiaralo, ho forse sottovalutato le difficoltà di una simile impresa o sopravvalutato le mie forze.