Un paradosso noto a tutti gli italiani informati è la discrepanza tra i dati delle statistiche internazionali sulla qualità dei servizi e il grado di soddisfazione degli utenti. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale viene valutato ai primissimi posti nel mondo (si veda ad esempio questa classifica ; oppure questo report) ma non è tenuto nella stessa considerazione dai cittadini, ed è anzi spesso al centro di lamentele, rimostranze, cause per risarcimento di danni, etc. Lo stesso si può dire della nostra ricerca pubblica, che in un articolo di alcuni anni fa la prestigiosa rivista scientifica inglese Nature aveva definito “relatively impressive”, nonostante il modestissimo finanziamento pubblico (News, Nature 440, 264-265, 16 Marzo 2006). La situazione della giustizia è addirittura paradigmatica: a fronte (o forse a causa) di una legislazione estremamente avanzata, che offre all’imputato le massime garanzie di difesa, il paese viene condannato in Europa per la lentezza esasperante dei suoi processi.

Qual è la spiegazione del paradosso? In parte naturalmente esiste una discrepanza tra le aspettative dei cittadini e le effettive prestazioni dei servizi: il confronto tra l’idealità e la realtà non può che andare a discapito di quest’ultima. In parte esiste una ragione più profonda, che sta nel sottofinanziamento dei servizi stessi. Il Parlamento approva leggi ed adotta normative europee che comportano impegni di spesa, senza però stanziare i fondi necessari, e crea quindi un paese “di carta”, molto avanzato, che non corrisponde al ben più arretrato paese reale. La deflagrazione delle istituzioni è evitata grazie al fatto che non sono finanziati in modo adeguato neppure gli organismi preposti al controllo dell’effettiva applicazione delle normative: e se non c’è verifica della violazione di una norma, si presume che non vi sia neppure la violazione. Le agenzie di valutazione internazionale danno grande peso alle norme adottate da ciascun paese: ad esempio una delle ragioni della buona valutazione del nostro Servizio Sanitario Nazionale è l’estensione della copertura all’intera popolazione. Se poi la lista di attesa per una Risonanza Magnetica Nucleare supera i sei mesi ed il paziente decide di rivolgersi al privato o muore, e non ha quindi di fatto accesso alla prestazione, l’incidente non figura nella valutazione del Servizio che in teoria gli garantiva la prestazione nelle strutture pubbliche.

In pratica, spesso diciamo che il sistema Italia fa miracoli perché offre il Servizio Sanitario Nazionale o il Diritto allo Studio a tutti i cittadini a costi pari o inferiori ai due terzi di quelli pagati dai paesi confinanti. Ma i miracoli non si fanno, ciò che si fa sono i giochi di prestigio: prestazioni che compaiono nelle statistiche e scompaiono nella realtà. Berlusconi, ai suoi tempi, ebbe una perversa intuizione politica, che era a sua volta un gioco di prestigio: addossare la responsabilità dei difetti dei servizi agli impiegati dello Stato incaricati di erogarli. Se la lista d’attesa della RMN è sei mesi, la colpa non è del Governo, che taglia le risorse al SSN, ma dei medici e degli infermieri, che non lavorano abbastanza. Il Ministro scelto per eseguire il gioco di prestigio di spostare la responsabilità dal Governo agli operatori fu Renato Brunetta, e piacque al popolo (della Libertà): perché se non si riesce ad avere una RMN in un mese, poter incolpare qualcuno è una consolazione. Inutile dire che i governi successivi hanno fatto tesoro di questa intuizione.

Purtroppo i giochi di prestigio sono belli se guardati al circo sotto la luce dei riflettori: nella realtà e sulla propria pelle stancano. In primo luogo spesso il cittadino si accorge che il vituperato servizio dopo tutto almeno un po’ funziona, per merito dei lavoratori più che di Brunetta; in secondo luogo avere qualcuno da incolpare è una consolazione modesta a fronte del mancato accesso ad una prestazione cui si ha diritto; in terzo luogo il governo ha esagerato, creando enti di valutazione inutili e costosi (un nome per tutti: l’ANVUR) che loro malgrado hanno confermato le valutazioni internazionali: i servizi in Italia funzionano relativamente bene, soprattutto in relazione agli scarsi finanziamenti che ricevono.