Apparecchiature mediche, letti e comodini. Ma anche tinteggiatura degli edifici, manutenzione degli impianti elettrici e preparazione dei pasti. Sono tanti i servizi forniti all’interno di un ospedale: un microcosmo in cui le assegnazioni avvengono troppo spesso con affidamenti diretti e proroghe. A certificare la linea adottata da alcuni ospedali lombardi, a scapito della procedura di gara aperta, è stato il comitato regionale per la trasparenza degli appalti e la sicurezza dei cantieri. Tre strutture sono finite sotto la lente dell’organo (istituito nel 2011 da Roberto Formigoni in vista di Expo), che non ha però poteri ispettivi: si tratta dell’ospedale Maggiore Policlinico (Milano), dell’azienda ospedaliera di Legnano (Mi) e del San Gerardo (Monza). Il comitato ha rilevato un “consistente ricorso alla proroga del contratto da parte delle aziende del servizio sanitario regionale”, mentre dovrebbe essere uno strumento riservato a “casi limitati ed eccezionali” perché “contraddice il principio dell’evidenza pubblica” e il diritto alla “libera concorrenza”. 

I dati. Nel caso del Policlinico, più della metà degli acquisti è stata fatta senza bandi di gara aperti: il 23,26% dei servizi è stato affidato in modo diretto, il 35,94% con proroghe di contratti. Il fattore tempo in questo caso è stato determinante: per la manutenzione degli immobili ad esempio, il cui contratto scadeva il 10 ottobre 2012, la nuova gara è stata decisa un giorno prima. Risultato: il servizio è stato prorogato quattro volte (dall’11 ottobre 2012 al 10 novembre 2013) per un totale di 1.574.234,98 euro. Una decisione, sottolinea il comitato, assunta “per evidente carenza di programmazione”. Nell’azienda ospedaliera di Legnano, la proroga dei contratti è stata usata per il 10,82% degli acquisti: per il servizio di “trasporto e scarico di materiale vario”, il contratto scaduto a fine 2010 è rimasto attivo fino a gennaio 2014. Oppure c’è il caso della fornitura di materassi antidecubito: l’ospedale voleva sostituire 188 materassi statici. La ditta che ha presentato un’offerta, ne ha incluso nel pacchetto anche un’altra non richiesta per il noleggio di materassi antidecubito (costo: 100mila euro per un anno). Per l’organo di controllo di regione Lombardia, si è trattato “in sostanza di un affidamento diretto per un ammontare superiore ai limiti consentiti dal codice dei contratti pubblici”. Differente il caso del San Gerardo di Monza, che si è contraddistinto per aver fornito la documentazione richiesta più di un anno fa, “in maniera parziale e con tempi oltremodo dilatati”: la relazione che doveva essere chiusa dal comitato nel 2013, non è stata ancora resa pubblica. Secondo quanto ha appreso ilfattoquotidiano.it, da una prima analisi dei dati forniti, che il comitato considera “parziali” “nel 2013 sono state “59 le proroghe per complessivi 6 milioni di euro, su un totale di forniture e servizi di circa 61 milioni”. 

Non solo Expo. Le proroghe di appalti in settori che non sono il core business della sanità, sono state al centro dell’attenzione anche della recente inchiesta su Expo. La procura di Milano, ha indagato tre manager: nel caso di Patrizia Pedrotti e Paolo Moroni, rispettivamente direttore amministrativo e direttore generale dell’AO di Melegnano, è stato esaminato il contratto per le pulizie ospedaliere, oggetto di “proroga, pur contrattualmente astrattamente prevista, per ulteriori 36 mesi del previgente contratto per un importo complessivo di 14.624.002,77 euro”. Secondo il gip Fabio Antezza, tra Pedrotti e Gianstefano Frigerio (ex segretario della Dc lombarda, arrestato) c’era un “rapporto quasi di dipendenza”. Per l’assegnazione del servizio lavanderia negli ospedali della provincia di Lecco invece, Frigerio avrebbe invece fatto leva sulle “prospettive di carriera” per Mauro Lovisari (direttore generale dell’AO di Lecco). 

I controlli. Tra gli obiettivi contenuti nel piano 2014 del comitato per la trasparenza degli appalti, c’è l’approfondimento sulle procedure di affidamento dei contratti pubblici di “almeno quattro aziende sanitarie”. Ma la strada è tutta in salita: i ritmi di lavoro sono determinati dalla disponibilità delle direzioni degli ospedali a fornire la documentazione richiesta. I membri del comitato, che si riuniscono per un massimo di 40 sedute l’anno, vorrebbero da Maroni poteri maggiori. Il governatore lombardo ha confermato l’incarico di presidente all’ex generale della Guardia di Finanza Mario Forchetti, a cui ha dato anche il compito di partecipare alla commissione d’inchiesta sull’operato dei direttori ospedalieri e delle Asl, che entro il 30 giugno valuterà l’operato dei manager (dell’ospedale di Lecco e di Melegnano) attualmente sospesi perché coinvolti nelle indagini 

Nuova centrale unica appalti. Uno dei problemi sollevati dal comitato è quello delle “gare parallele”: per gare in ambito sanitario indette da Arca (Azienda regionale centrale acquisti) sono state svolte “successivamente altre gare sui medesimi prodotti da parte di aziende sanitarie” facendo emergere “carenze di coordinamento negli acquisti”. Maroni, in vista della riforma della sanità entro fine anno punta alla centralizzazione: “49 stazioni appaltanti in Lombardia sono troppe”. Spetterà ad Arca, guidata da Luciano Zanelli, gestire tutti i contratti della sanità: un business da quattro miliardi di euro.