Braccialetti elettronici e “deportazioni” più veloci per i migranti. Sono alcune delle misure annunciate dall’amministrazione di Barack Obama per fronteggiare quella che ormai viene descritta come una vera e propria “emergenza” alla frontiere meridionali. Il presidente ha chiesto che il Congresso stanzi 3,7 miliardi di dollari per bloccare il flusso di uomini e donne, soprattutto minori, in arrivo ogni giorno dal Centro America. I fondi, annuncia la Casa Bianca, serviranno ad aumentare il numero degli agenti di frontiera, i giudici incaricati di vagliare la posizione dei migranti, la sorveglianza aerea dei confini, la costruzione di nuovi centri di detenzione.

Il piano è molto più ampio rispetto alle attese – in un primo tempo la Casa Bianca aveva chiesto fondi extra per due miliardi di dollari – e promette di sollevare critiche e resistenze da parte dei gruppi per i diritti. Sono almeno 52mila i minori che dallo scorso ottobre hanno cercato di varcare la frontiera meridionale degli Stati Uniti. Arrivano dal MessicoEl Salvador, Guatemala e Honduras. Fuggono da povertà e violenze e arrivano soli o accompagnati da contrabbandieri che li fanno entrare negli Stati Uniti dopo viaggi spesso avventurosi. Funzionari dell’amministrazione, e lo stesso vice-presidente Joe Biden, hanno nei mesi scorsi più volte incontrato i responsabili politici dei paesi centroamericani da cui la maggioranza dei ragazzi arriva. Poco o nulla è successo, mentre il flusso dei migranti è aumentato e Obama si è trovato nel mirino dei repubblicani che lo accusano di essere troppo “morbido” in tema di immigrazione. Di qui l’annuncio delle nuove misure e di fondi di emergenza per bloccare il fenomeno.

Dei 3,7 miliardi di dollari richiesti, una buona parte – circa 1,8 miliardi – verranno utilizzati dal Department of Health and Human Services per fornire una prima assistenza ai ragazzi. Trecento milioni verranno spesi direttamente in Centro America, nei paesi d’origine dei migranti, per potenziare le polizie locali. Altri 116 milioni saranno utilizzati per sostenere i costi per rimandare i minori a casa, mentre 29 milioni di dollari andranno al potenziamento della polizia e delle strutture di frontiera. La cifra – 29 milioni – è già stata giudicata largamente insufficiente dai repubblicani, che da tempo chiedono il dispiegamento della Guardia Nazionale ai confini meridionali.

Obama ha però più volte insistito che la “militarizzazione” dei confini non serve e che sono altre le cause – sociali e politiche – a spingere migliaia di persone a lasciare i loro Paesi. La Casa Bianca non lascia comunque molti dubbi sul fatto che l’obiettivo delle nuove misure sia quello di rimandare a casa migliaia di persone. Lo ha spiegato il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. “E’ improbabile – ha detto Earnest – che molti dei ragazzi che arrivano alla frontiera possano essere qualificati per ottenere aiuto umanitario. Molti di loro non hanno le basi legali per restare negli Stati Uniti”. Il portavoce di Obama non ha però precisato quanto veloci saranno le pratiche legali di rimpatrio, né a che età i minori saranno considerati eleggibili per indossare il braccialetto elettronico alla caviglia – la pratica che, presumibilmente, solleverà le critiche più violente da parte delle associazioni a tutela dei diritti dei migranti e dei gruppi politici che rappresentano gli interessi della comunità ispanica.

Con la stretta sull’immigrazione dal Centro America, Obama spera di attenuare le accuse dei settori politici più conservatori e la percezione, in alcuni settori dell’opinione pubblica, di un’eccessiva tolleranza da parte dell’amministrazione nei confronti di fenomeni illegali. La scelta, come hanno spiegato fonti dell’amministrazione, è quella di “trattare con umanità” i ragazzi che arrivano ma al tempo stesso accelerare i processi di deportazione, aumentando drammaticamente il numero di rimpatri. Questa maggior durezza dovrebbe preparare un nuovo annuncio di Obama, durante l’estate, con la proposta di moderare le politiche di deportazione per gli illegali che già vivono negli Stati Uniti, soprattutto quando la deportazione smembra irrimediabilmente le famiglie. La misura è chiesta da anni da molti nella comunità ispanica e, non a caso, arriva proprio alla vigilia delle elezioni di medio termine, a novembre, dove il voto degli ispanici è necessario per la tenuta elettorale dei democratici.

E’ comunque improbabile che le nuove misure plachino le accuse dei repubblicani. Da giorni è anzi in corso un vero e proprio duello politico tra il presidente e il governatore repubblicano del Texas, Rick Perry, che accusa Obama di trascurare l’emergenza in cui si trovano molte aree dello Stato. Nelle prossime ore Obama arriverà proprio in Texas, per un tour elettorale, e Perry lo ha invitato nelle zone di confine per “vedere dal vivo la situazione”. La Casa Bianca ha declinato e invitato Perry a una discussione pubblica a Dallas insieme a leader politici locali e uomini di chiesa. Perry, dopo molte esitazioni, ha accettato, ma non ha ritirato quello che da giorni sta raccontando sui media nazionali. E cioè che Obama e la sua amministrazione avrebbero l’interesse ad attirare gente dall’estero e far esplodere l’emergenza immigrazione. Quando gli è stato chiesto quale potrebbe essere l’interesse di Obama, Perry non ha risposto ma si è limitato a dire: “Quando non fai niente, e c’è un’emergenza, o sei inetto o hai un motivo per farlo”.