Dal 10 al 17 luglio si svolgerà la 35esima edizione del “Pistoia Blues Festival” che quest’anno avrà come punta di diamante la partecipazione di Robert Plant e i suoi Sensational Space Shifters con i quali ha registrato un album in uscita a settembre, “Lullaby and…the Ceaseless Roar”, anticipato dal singolo “Little Maggie”. Robert Plant torna a Pistoia otto anni dopo la sua ultima apparizione al festival.

Il cartellone proposto quest’anno dagli organizzatori vedrà alternarsi artisti molto diversi tra loro e che nella maggior parte dei casi non rientrano prettamente nel genere blues: dai Negramaro (10 luglio) agli Arctic Monkeys (17 luglio), i Morcheeba (13 luglio) e i The Lumineers (15 luglio), fino ad arrivare a Mark Lanegan (10 luglio) e a due artiste come Suzanne Vega e Joan As Police Woman – che si esibiranno entrambe il 16 luglio – la prima è autrice del recente e notevole “Tales from the Realm of the Queen of Pentacles”, mentre la seconda ha cercato di far proprie alcune sonorità tipiche della Motown con il suo ultimo album “The Classic”.

Maggiormente nelle corde del festival saranno le esibizioni del giovane Jack Johnson (14 luglio) – al quale aprirà il chitarrista Bombino che continua a portare avanti una tradizione musicale variegata e preziosa, quale è quella Tuareg – e l’altrettanto giovane Jonny Lang (15 luglio) che troverà il palco già intriso del giusto mood visto che prima di lui ci saranno i General Stratocuster and the Marshals, pronti a preparare il pubblico con il loro rock schietto e viscerale, attitudine che gli ha permesso di dare vita all’ottimo “Double Trouble”. L’11 luglio, ad aprire a Robert Plant and the Sensational Space Shifters ci saranno i North Mississippi Allstars; concerto da non perdere proprio come l’esibizione del giorno successivo che vedrà sul palco – prima della Bandabardò – la Johnny Mars band. 

Il Pistoia Blues può vantare una storia gloriosa anche per la difficile scommessa che riuscì a vincere con la prima edizione. In quell’orami lontana estate del 1980 organizzare un festival in Italia poteva essere considerata pura follia: dalla fine degli anni settanta gli artisti stranieri non volevano saperne di esibirsi in un paese dove ogni occasione di aggregazione era buona per sfociare in “lotta politica”. Se si ripensa al cartellone che l’organizzazione riuscì ad organizzare si resta senza fiato, una meravigliosa parte della grande famiglia del blues era tutta lì: B.B. King, Muddy Waters, Fats Domino, John Lee Hooker. Da allora si sono succeduti i nomi più importanti della scena blues, anche se i problemi non sono mancati, come nel caso dell’edizione del 1984 che riuscì comunque a trasformarsi da tragedia a evento unico con la jam session di Jimmy Page, Ginger Baker, Dick Heckstall Smith e John Hiseman. Non esiste festival in Italia che possa vantare un curriculum maestoso come quello del Pistoia Blues: per anni, Piazza Duomo, in quelle manciate di giorni del festival si affacciava sulle sponde del Mississippi per respirare quella stessa polvere blues. 

Da cinque anni a questa parte le necessità sono cambiate quasi radicalmente e il blues è stato continuamente ridimensionato: c’è stato un Pistoia Blues più incline al metal (2010) e molti altri tentativi di capire quale direzione poter dare al festival. La legge dei numeri schiaccerà sempre ogni visione idilliaca delle situazioni. Per portare artisti blues come l’eccellente Chris Bergson, tanto per fare un esempio, ci vuole un enorme sforzo anche da parte degli appassionati del genere, che dovrebbero essere presenti e non restare a casa. Ma il loro sforzo potrebbe comunque essere vano nel caso si dovesse scoprire che nemmeno nomi stranoti come la Allman Brothers Band riuscirebbero a raccogliere un pubblico numeroso come quello dei Negramaro.

Sito del Pistoia Blues