Nel momento in cui il borsino nazionale del potere segna l’avvenuto passaggio di regime, un critico pregiudiziale del potere come il vostro aspirante blogger ha perso ogni interesse a polemizzare con le attitudini narcisistico-autolesionistiche di Beppe Grillo. Imposte autoritariamente al M5S. Difatti è ormai lo stesso guru di San Fruttuoso/Sant’Ilario a tradire un crescente disinteresse verso la propria creatura; vuoi perché si è reso conto che la politica è quanto diceva Max Weber (“lento trapanare tavole dure”), attività un po’ più complessa e faticosa dello sparare battute in uno show da stadio, vuoi per la crescente sensazione di essere finito nell’angolo avendo perso “i tempi giusti” (defaillance assai grave per un comico). Difatti il gioco, fattosi ben poco gratificante, è stato completamente delegato all’aspirante ministeriale Luigi Di Maio; per ora precettato a subire ogni vendetta e perfidia del Renzi, che renderà con gli interessi gli sgarbi e i pesci in faccia ricevuti a suo tempo e in streaming.

Concentriamoci – dunque – sull’assetto che sta emergendo da un anno e mezzo di surplace inconcludente: dopo la Seconda Repubblica berlusconianamente mediatica, la Terza renzianamente paternalista e autoritaria soft.

Due flash possono aiutarci a illuminare il profilo del nuovo che avanza; uno di sostanza, l’altro di forma: nel primo – di cui ben poco si parla – l’esenzione dalla Tasi per pochi intimi decisa dal governo (notoriamente riconducibile alla volontà esclusiva del premier), di cui beneficeranno – guarda un po’! – scuole cattoliche e cliniche private; nell’altro, l’intervento d’avvio nel semestre di presidenza italiana in Ue, che con quella sequela di “in bocca al lupo” sembrava più consono al calcio d’inizio della corsa nei sacchi a Piazzale Michelangelo o altra sagra di paese. Eppure buona parte della stampa ha subito inneggiato all’apparizione a Strasburgo di un precoce genio politico. L’Amedeo Mozart di Rignano sull’Arno fattosi statista…

In soldoni: il regaletto a chi di dovere in ambito contributivo (mentre le epiche correnti magnificano i titanismi della spending review) lascia intendere quali sono gli interlocutori privilegiati dell’ordine in consolidamento: probabilmente un blocco sociale fotocopia di quello berlusconiano. Come remake del ventennio passato risulta anche la faciloneria e l’improntitudine provincialotta messa in mostra appena oltrepassato l’uscio di casa.

Dove la Terza Repubblica diverge dalla seconda è nella sua matrice confessionale (a sostituire quella da piazzista sotto le mentite spoglie del marketing). Seppure sotto traccia. Il paternalismo piacione che avvolge l’autoritarismo soft (che nella versione precedente si nascondeva nell’attitudine barzellettiera).

Più volte, vedendo all’opera Superbone Renzi, mi è capitato di pensare al presidente della Confindustria anni Novanta Luigi Abete (fratello del non indimenticabile presidente di Federcalcio dimissionario – Giancarlo – già deputato in quota andreottiana). Cattolico quello e cattolico questo. Un dato che gioca pesantemente in politica, visto che è tipica l’attitudine di questi personaggi al mimetismo in una società che nelle sue fasce più evolute evidenzia significativi livelli di secolarizzazione. Sicché il cattolico deve mettersi in maschera, per giocare in partibus infidelium (al servizio della Causa: quieta non movere et mota quietare). Nel caso di entrambi questa attitudine camaleontica si sposa con due ulteriori tratti: la “sindrome del disinvolto” e la parlata “a mitraglia”, per occultare nelle sonorità al diapason una sostanziale inespressività di contenuti. Dunque, narcisisti logorroici, con spasmodica aspirazione al presenzialismo a capotavola. Gesuiticamente cinici.

Tali strutture della personalità, combinate con il padroneggiamento delle tecniche ascensionali del potere e il viatico di ambienti riservati quanto potenti, favoriscono irresistibili ascese. Magari sono garanzia di lunga permanenza su poltrone elevate.

Fermo restando che la tradizione cattolica in politica ha sempre significato presidio della società, combinata con collaudati ritualismi che simulavano un’inesistente capacità di risolvere i problemi. Nella logica millenaria del prendere tempo. Sub specie aeternitatis.