Abbiamo finalmente ottenuto le risposte alle domande che avevamo posto. Adesso manderemo una lettera punto per punto. Poi faremo un incontro la prossima settimana”. Così il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini spiega i prossimi passaggi del confronto tra Pd e M5s sulle riforme. Intanto, però, il testo sulla trasformazione del Senato potrebbe arrivare in Aula già giovedì 10 luglio, con un giorno di ritardo rispetto alla tabella di marcia, ma molto prima del nuovo incontro con i Cinque Stelle. Tanto più che già domani, 9 luglio, si terrà l’assemblea dei senatori di Forza Italia durante la quale Silvio Berlusconi chiederà di votare il patto del Nazareno così com’è: con il Senato con componenti eletti di secondo livello. Dopo lo scontro tra di ieri con Beppe GrilloMatteo Renzi sfiora l’argomento anche durante un convegno sulle politiche per il digitale: “In questo momento si discute di una riduzione dei poteri per il Senato, per voi (ospiti stranieri, ndr) è normale, lo so, per noi è rivoluzionario”. Ma il presidente del Consiglio è sicuro: “Noi le riforme le facciamo, è giusto farle perché l’Italia torni a essere leader. Piaccia o no a chi vuole frenarci, il risultato a casa lo portiamo”. Le frecciatine sono a ventaglio: “L’Italia la cambiamo davvero perché vogliamo troppo bene a questo Paese per lasciarlo in mano a quelli che sanno dire solo no e passano il loro tempo a disfare i progetti altrui”.

Nel frattempo Luigi Di Maio, protagonista della trattativa con i democratici, spiega: “Sul tavolo M5s-Pd decideranno i cittadini. Diverse persone mi chiedono chi abbia deciso per il ‘doppio turno di lista’ nella nostra proposta M5S al tavolo della legge elettorale con il Pd (saltato ieri). Ricordo a tutti che nessuno ha ancora deciso niente”. Per meglio chiarire aggiunge: “Ognuno di noi (parlamentari e cittadini) iscritti al portale potrà ratificare il risultato del tavolo di confronto, che ovviamente prevede qualcosa che tieni e qualcosa che lasci (il doppio turno non è roba nostra). Ognuno ha diritto alla propria opinione, ma alla fine valiamo tutti ‘uno’ e potremo votare favorevole o contrario sul portale M5s”. Sulla giornata di ieri, 7 luglio, quando Grillo in un primo momento ha attaccato Renzi sulle riforme e poi ha lasciato la porta aperta, Alessandra Moretti si chiede: “Di Maio ha rottamato Grillo? Forse è presto per dirlo però quello che è accaduto ieri all’interno del M5s è un importante momento di passaggio: è prevalsa la linea del dialogo e Grillo è stato messo in minoranza dall’ala dialogante del Movimento, a dimostrazione del fatto che la serietà degli intenti viene fuori con la chiarezza delle posizioni, proprio quello che aveva richiesto il Pd”.

Intanto i lavori ripresi in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama sugli emendamenti al momento hanno evitato tutti i nodi politici, anche perché Roberto Calderoli è stato trattenuto a Milano per un lieve malore. Sicuramente tra le questioni “spinose”, per le quali si attende il rientro di Calderoli, c’è appunto l’elettività del nuovo Senato. Mentre la presidente della commissione Anna Finocchiaro ha respinto – perché “improponibili” – gli emendamenti sul presidenzialismo e l’elezione diretta del capo dello Stato, la stessa Finocchiaro insieme all’altro relatore Calderoli ha presentato una proposta di modifica sul numero di firme necessarie per indire un referendum abrogativo: da mezzo milione a un milione. Tutti gli emendamenti sui referendum sono stati al momento accantonati, ma il Movimento Cinque Stelle annuncia battaglia: “Pd, Nuovo Centrodestra, Lega e Forza Italia si preparano a mettere sempre più nell’angolo i cittadini – dichiara Giovanni EndrizziDopo le firme quintuplicate per presentare una legge d’iniziativa popolare ora arriva il raddoppio delle sottoscrizioni per i referendum abrogativi. Una proposta inaccettabile, che è non barattabile con un leggero abbassamento del quorum”.  

Intanto – si è appreso al termine di un incontro tra l’altra relatrice Anna Finocchiaro, il ministro Maria Elena Boschi e il capogruppo di Fi al Senato Paolo Romani – l’emendamento sui meccanismi di elezione dei senatori da parte dei Consigli regionali è pronto, ma manca la firma del correlatore Roberto Calderoli, ancora ricoverato in ospedale a Milano. La Commissione Affari costituzionali ha ripreso il proprio lavoro, ma in questa seduta non sarà possibile depositare l’emendamento. Calderoli, infatti, è stato contattato telefonicamente ma non ha risposto, perché ancora ricoverato, e non ha quindi potuto dare il proprio assenso. “Lo presenteremo stasera”, ha detto ai cronisti Finocchiaro.