Lo chiamano ormai, senza molti dubbi, “il peggior attacco ai diritti degli afro-americani dai tempi delle leggi Jim Crow”. Si tratta della legge elettorale votata dai repubblicani della North Carolina lo scorso agosto, che regolamenta l’accesso alle urne dei cittadini dello Stato e che, secondo alcuni, rende molto più difficile votare per i neri. Contro questa legge, lo “House Bill 589”, i gruppi per i diritti civili e la NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) hanno iniziato una battaglia che si concluderà, tra poche ore, in un tribunale federale dello Stato. Gli attivisti chiederanno al giudice di bloccare la legge. Altrimenti, spiegano, migliaia di afro-americani, soprattutto quelli delle aree più povere, non potranno votare alle elezioni di midterm, il prossimo novembre.

“I diritti elettorali degli afro-americani sono a rischio in tutti gli Stati Uniti”, ci dice Julian Bond, uno dei militanti storici del movimento per i diritti civili, tra i fondatori dello “Student Nonviolent Coordinating Committee”. In effetti, a 50 anni dall’approvazione del “Civil Rights Act” (seguito l’anno successivo dal “Voting Rights Act”), l’accesso alle urne dei neri d’America appare sempre più difficile: in North Carolina e in Georgia, in Mississipi e in Alabama. Una sentenza della Corte Suprema dell’anno scorso ha dato infatti il potere alle leadership politiche locali di cambiare le proprie leggi elettorali senza dover chiedere l’autorizzazione al governo federale.

In precedenza nove Stati (Alabama, Alaska, Arizona, Georgia, Louisiana, Mississippi, South Carolina, Texas e Virginia) e alcune aree di altri sette (California, Florida, Michigan, New Hampshire, New York, North Carolina e South Dakota) dovevano passare attraverso Washington prima di qualsiasi modifica. Il senso del passaggio dal governo centrale era chiaro: evitare che si ripetessero episodi di discriminazione nelle aree degli Stati Uniti dove più forte era stato il razzismo.

La maggioranza conservatrice della Corte ha invece deciso altrimenti. Non c’è più bisogno di alcuna protezione per le minoranze, hanno spiegato i giudici, perché i tempi delle leggi Jim Crow e della segregazione razziale sono ormai passati. Quello che sta avvenendo in North Carolina sembra invece andare esattamente nella direzione opposta. La somma di obblighi e requisiti imposti dalle autorità dello Stato rende più difficile l’accesso alle urne ed è destinato a colpire soprattutto la comunità nera. Si tratta di un insieme di misure – dalla presentazione di un documento di identità alla cancellazione della pre-registrazione e della registrazione lo stesso giorno del voto – che, ancora secondo Julian Bond, avranno come effetto quello “di escludere migliaia di afro-americani dal voto alle elezioni di medio termine”.

La misura più contestata dai gruppi per i diritti civili riguarda proprio il documento di identità. Secondo la nuova legge, gli elettori saranno costretti, per votare, a presentare una ID con foto. Il documento di identificazione più diffuso, e con queste caratteristiche, è la patente; in questo modo, a detta di molti, si terranno però lontani dalle urne gli afro-americani anziani, che spesso non hanno la patente. Nella legge della North Carolina viene poi cancellata la “same-day registration”, la registrazione al voto nello stesso giorno in cui si tengono le elezioni. Anche questo era uno strumento che facilitava l’accesso al voto dei neri: alle presidenziali del 2012, il 41% di chi si è registrato nel giorno del voto era afro-americano. Sparisce anche la pre-registrazione, cioè le campagne di registrazione di sedicenni e diciassettenni che poi, una volta maggiorenni, si sarebbero trovati automaticamente pronti a votare. Anche questa, tradizionalmente, una misura per facilitare l’accesso alle urne dei membri più giovani delle minoranze.

“Qui in North Carolina abbiamo fatto molti progressi negli ultimi vent’anni, in termini di eguaglianza razziale – ci dice lo storico della University of North Carolina at Charlotte, Tom Hanchett – ma la diseguaglianza resta in qualche misura sistemica e c’è ancora molto da fare”. Proprio per cercare di raddrizzare questa “diseguaglianza sistemica”, dicono i gruppi per i diritti civili, c’è bisogno di una sentenza di un giudice federale che blocchi l’entrata in vigore della misura, almeno sino alle prossime elezioni di novembre. I repubblicani dello Stato sostengono che la nuova legge vuole diminuire i rischi di frodi e i costi di eventuali controlli e riconte elettorali. I sostenitori del vecchio sistema ribattono che non c’era bisogno di introdurre alcuna modifica, proprio perché il vecchio sistema aveva funzionato e portato a un aumento del numero di elettori neri: erano stati il 42% della comunità nera nel 2000 e il 69% nel 2012. A un giudice federale toccherà, nelle prossime ore, decidere chi ha ragione.