La commissione d’inchiesta sulla tragedia del Moby Prince si farà, il problema è solo il quando: “La richiesta gode dell’incondizionato appoggio del presidente del Senato e questa è garanzia della sua realizzazione”. Lo dice Luigi Manconi, senatore del Pd, presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Il tema torna d’attualità, dopo l’inchiesta de ilfattoquotidiano.it che ha messo in luce due elementi nuovi, 23 anni dopo: non solo la comunicazione radio di una nave Usa che subito dopo l’incidente cita un’inesistente imbarcazione a fuoco “Agrippa, ma anche due navi “fantasma” cioè mai identificate fino a oggi (e una è in forza alla Nato). “Sui tempi della costituzione della commissione, mi sento di dire che il ritardo nella calendarizzazione in Commissione è correlato unicamente al sovraffollamento di attività che sta investendo il Senato”. Le riforme, la legge elettorale, decreti in scadenza: l’attualità politica ordinaria sta ingolfando i lavori parlamentari a ridosso della pausa estiva. 

Manconi rappresenta un fronte politico che si fa via via più largo a sostegno della costituzione della commissione bicamerale che possa indagare e fare luce sulla sciagura di Livorno del 1991, quando morirono 140 persone a bordo del traghetto Moby dopo una collisione con una petroliera Agip. Un fronte che comprende anche Sel e M5s, ma anche Forza Italia, visto che a ilfattoquotidiano.it Altero Matteoli l’ha definita una priorità della commissione che presiede (Lavori pubblici) e che dovrà occuparsi della questione. I testi per il ddl sono diversi: ce ne sono del Pd, del M5s e di Sel. “Sono molto simili – spiega Manconi – Saranno uniti come da prassi parlamentare e senz’altro noi sosterremo questo percorso insieme alle altre forze politiche proponenti”. Nessun gioco di partito quindi: “Anzi, su questa vicenda più del continuo insistere nel rilevare giornalisticamente le tante contraddizioni e zone d’ombra presenti in questa storia, è necessario procedere organicamente attraverso la commissione d’inchiesta: al momento, unico istituto atto a procedere in questa attività investigativa indispensabile e indifferibile rispetto alla vicenda Moby Prince”.

Ma i familiari delle vittime del Moby Prince reagiscono alle ultime notizie pubblicate da ilfattoquotidiano.it con una nota indirizzata soprattutto al presidente del Consiglio Matteo Renzi: dall’inchiesta, spiega Luchino Chessa (figlio del comandante del Moby Prince, Ugo) “emergono infatti dei particolari che coinvolgerebbero in modo sempre più esplicito azioni di navi militari e militarizzate in forza agli. Stati Uniti. Non sappiamo ancora quale può essere stato il loro ruolo, ma sicuramente chi ne era al comando aveva una chiara idea di quello che si stava consumando la notte del 10 aprile 1991 nella rada di Livorno”. Da portavoce dei familiari delle vittime Chessa chiede a Renzi di “appoggiare apertamente l’istituzione della commissione” e di spendersi “per favorire l’accesso a tutti i documenti che possano essere utili a far luce sulla vicenda Moby Prince inclusi quelli sui rapporti dello Stato Italiano con gli Stati Uniti e con la Nato”. Un appello che diventa l’ennesimo: Chessa ha scritto già più volte al capo del governo. 

Nella sua nota, Luchino Chessa invita a segnalare la “superficialità” con cui sono state condotte le indagini sulla vicenda, ad ulteriore supporto della richiesta di attivazione della Commissione. Manconi raccoglie e rilancia sul tema: “Il primo aprile ho presentato un’interrogazione su un aspetto per me cruciale (il presunto conflitto di interessi relativo ad un consulente tecnico nominato dalla Procura di Livorno per l’inchiesta-bis, Andrea Gennaro). Due settimane fa ho sollecitato il ministro della Giustizia perché i tempi di risposta sono eccessivamente lenti. Il fatto è, a mio parere, di estrema gravità, a prescindere dalla correttezza o meno della perizia. L’episodio esprime appunto una approssimazione nella gestione dell’inchiesta assolutamente stigmatizzabile”. In attesa della risposta del ministro Andrea Orlando i familiari delle vittime chiudono la nota con un appello pubblico: “Nella speranza che qualche magistrato di buona volontà e con tanta voglia di combattere si prenda carico della vicenda del Moby Prince e abbia la forza di riaprire un nuovo corso di indagini”. A 23 anni dimostrano di continuare a credere nella possibilità di un giusto processo. Come scrisse Georges Bernanos, “la speranza è un rischio da correre”.