Sull’ingresso di Pascale e Feltri in Arcigay, insieme all’apertura di Berlusconi verso i diritti delle persone Lgbt mi sono già espresso. E attenzione, non sono di quelli che pensa che certi temi debbano avere collocazione solo a sinistra e ben vengano ulteriori apporti da parte di larghe fette della società e, soprattutto, della politica. In parlamento la proposta delle unioni civili che si discuterà a settembre, secondo quanto dichiarato dal nostro Presidente del Consiglio, dovrebbe avere già una solida maggioranza, almeno in teoria. Sicuramente alla Camera e con numeri un po’ più ridotti al Senato.

Il Partito democratico, M5S e Sel, insieme a qualche altro contributo di questa o quella formazione, potrebbero garantire il supporto necessario affinché tale provvedimento – che è e resta incompleto, per quanto sicuramente un primo passo rispetto al nulla di adesso – venga approvato. Sempre in un mondo ideale, se a queste forze si unisse parte della destra, le probabilità di portare a casa un risultato sarebbero maggiori. O almeno, così accadrebbe in un paese normale, così come è successo in altre nazioni in cui il matrimonio è stato approvato dai conservatori (si pensi al Regno Unito). Solo che noi siamo un paese molto particolare: basta vedere le nostre vicende politiche degli ultimi vent’anni. E ci sono alcuni aspetti che dovrebbero far sorgere qualche dubbio, su improvvisi e repentini cambi di umore politico, da parte di questo o quel personaggio. Innanzi tutto, Arcigay non è l’unica realtà Lgbt esistente in Italia.

C’è, a ben vedere, un’associazione di gay di destra, GayLib. Se Feltri, Pascale e Berlusconi avessero davvero a cuore la questione Lgbt avrebbero già degli interlocutori politici in un gruppo che si colloca politicamente dalla loro parte. La prima domanda che sorge spontanea è, dunque, il perché questi personaggi non abbiano consultato interlocutori a loro più prossimi con cui poi, in un secondo momento, prendere contatti con le altre associazioni. Vero che Arcigay ha una capillarità maggiore, ma vero è pure che stiamo parlando del team berlusconiano, con le sue Tv e i suoi potenti mezzi. Che si scelga di aderire a un’associazione che in un altro momento sarebbe stata bollata come consustanziale al comunismo, dovrebbe far riflettere e non poco sulla natura di certe folgorazioni damascene.

In virtù di tutto questo, fa specie che il comitato territoriale di Arcigay Napoli abbia addirittura organizzato un evento, oggi alle 18:00, per festeggiare l’arrivo di Francesca Pascale. Adesso, ognuno ha il diritto di iscriversi dove vuole e Napoli ha la libertà di accogliere chiunque nel modo che ritiene migliore, questo è fuori discussione. Ma ci si chiede se sia abitudine di Arcigay organizzare feste per l’iscrizione di celebrità. E riguardo a Pascale, ci si domanda ancora cosa c’entri la sua storia politica (se esiste) con i diritti Lgbt.

Alla luce di tutto ciò, certe celebrazioni sembrano avere per lo più la funzione di circo mediatico, che crea popolarità, siamo d’accordo, ma il movimento dovrebbe lavorare per il benessere della sua comunità e non per finire sui giornali. Almeno se vogliamo passare come paladini/e di una giusta causa e non come veline. Tutto questo ci porta, ancora, dentro le vicende del consiglio regionale campano: si dovrebbe votare, infatti, per maggio del 2015 ma ci sono sentori di elezioni anticipate a ottobre. In Campania, insomma, si è in piena campagna elettorale. E il rischio che qualcuno approfitti di quest’onda mediatica per fini elettorali c’è tutto.

Infine, un’ultima perplessità ci riporta di nuovo sul piano nazionale. Se Renzi dovesse trovarsi Berlusconi come interlocutore consacrato – e consacrato proprio da certi settori interni al movimento Lgbt – sulle civil partnership, rispunterebbe lo spettro di nuove “larghe intese” su un tema per cui Forza Italia ha dimostrato scarse sensibilità e preparazione politica. Il rischio che si crei un asse Pd-Fi sembra reale e ciò potrebbe avere come conseguenza l’ennesima mediazione al ribasso. Certi clamori rischiano di distrarre l’opinione pubblica proprio sulle grammatiche del circo mediatico. Dovrebbe essere compito delle associazioni, invece, riuscire a guardare oltre e concentrarsi su politiche concrete, che portino a casa diritti veri. Speriamo che si ritorni al più presto a una maggiore sobrietà, sempre che non sia troppo tardi. A quel punto ognuno sarà costretto ad assumersi le dovute responsabilità.