La ultima vez que’ fu nel 1990. L’Argentina in finale, come quattro anni prima e sempre contro la Germania. Ma l’esito fu diverso: vittoria in Messico, sconfitta in Italia. A Buenos Aires hanno sempre considerato un successo anche quello di ventiquattro anni fa, deciso dal contestato fischio dell’arbitro Codesal. Da quel giorno, la Seleccion non è mai più arrivata tra le quattro più forti del mondo. Fino a sabato, quando la nazionale di Sabella ha battuto il Belgio nei quarti, come avvenne (ma allora fu in semifinale) nel 1986. E qui iniziano una serie di parallelismi che vanno oltre lo sport, toccando le corde dell’economia di una nazione di nuovo a un passo dal baratro. Il calcio cancella e rallenta, rallegra e allontana i problemi. Torneranno a ripresentarsi dopo mercoledì se l’Olanda chiuderà l’avventura dell’Albiceleste o qualche giorno più tardi se domenica sarà l’Argentina a giocarsi la Coppa del Mondo contro Germania o Brasile.

I geni del ’86 e del ‘90
E così i giornali del Paese sudamericano corrono veloci verso i corsi e ricorsi storici per sostanziare il sogno in nomi, cifre e fatti di ieri che tornano oggi. Paso el Rubicon con lo genes del ’86 y del ‘90, scrive la sezione sportiva de La Nacion. Tecnicamente non mancano le similitudini tra la nazionale di Bilardo e quella di Sabella. La stella, innanzitutto, a impreziosire un gruppo in altre circostanze più ricco di talento ma povero di vittorie. In Messico Diego Armando Maradona, 5 gol tra cui la canonizzata ‘mano de Dios’, e oggi Lionel Messi, l’erede del Pibe de Oro. Il fenomeno del Barcellona ne ha già segnati 4 e mancano ancora una o, sperano nelle pampas, due partite. Nel ’86 molto pepe aggiunse Jorge Valdano, colonna del Real Madrid, e tanto ci si poteva aspettare dal Pipita Higuain, in passato con la camiseta blanca ma per ora è fermo a quota un gol (decisivo, però) contro il Belgio. C’è un po’ del 1986 anche tra coloro che sono rimasti a casa. Bilardo non convocò Ramon Diaz, attaccante visto in Italia tra l’82 e l’89. Era sgradito a Maradona. E molto pare abbia pesato il volere di Messi sull’assenza del capocannoniere della Serie A Carlos Tevez. I due furono protagonisti di un duro scontro verbale dopo l’eliminazione del 2010 e Sabella avrebbe rinunciato all’Apache per assecondare la stella blaugrana.

La hit del mondiale: “Brasile, dimmi come…”
A giudicare dalla stiticità offensiva, forse l’attaccante della Juventus avrebbe fatto comodo. Ma il gruppo è compatto come dimostra il video in cui i giocatori cantano la hit del mondiale ‘Brasil, decime qué se siente…’. Versi contro i ‘cugini’ sudamericani per ricordare che Maradona è meglio di Pelè e rinfrescare la memoria dell’ultimo confronto avvenuto nei quarti di finale di Italia ’90, quando proprio El Pibe seminò la difesa verdeoro e mandò in gol Caniggia. Selecao a casa, Seleccion avanti. Il ritornello si è intrufolato nello spogliatoio ma nasce sugli spalti e per le strade, cantato ossessivamente dai tifosi argentini. Una festa continua per i circa 30mila arrivati in Brasile, ariete di un entusiasmo che sta avvolgendo la nazione facendo passare in secondo piano lo spettro di un nuovo default e le proteste per i conti truccati.

L’inflazione, le Falkland e quel ricco premio…
Lo spiegano chiaramente i quotidiani argentini: l’Albiceleste sta regalando un sogno alla nazione, soprattutto a quella generazione di trentenni che ha conosciuto momenti bui sotto il profilo economico senza mai gioire per un trionfo calcistico. I balconi di Buenos Aires sono fasciati dal Sol de Mayo e le strade invase dai caroselli dopo le vittorie. Sprazzi di luce come nel 1986, quando l’Argentina veniva strozzata dall’inflazione in seguito alla sostituzione del peso con l’austral, voluta dal presidente Raul Alfonsin. Il malcontento serpeggiava per un aumento dei prezzi, e oggi lo scenario è simile. Come riporta El Clarin nella sua versione on line, l’ultima mazzata riguarda il trasporto pubblico. Accanto al raddoppio del costo per recarsi al lavoro, campeggiano però le gesta di Messi e compagni. E ventotto anni dopo persiste il filo rosso delle isole Falkland, o Malvinas per dirla all’argentina. Maradona le vendicò con i due gol all’Inghilterra, ma non è mai bastato. Così nell’ultimo test pre-mondiale, la nazionale si è presentata in campo con lo striscione ‘Le Malvinas sono argentine’ finendo sotto la lente   d’ingrandimento della Fifa. In questi giorni di attesa, tutto riporta all’ultimo trionfo e tutto passa in secondo piano. Anche il premio da 510mila euro che ogni giocatore intascherà in caso di vittoria. Uno schiaffo in faccia vista la situazione. Ma vuoi mettere Messi con la Coppa in mano al Maracanà, nel tempio del calcio brasiliano?

Lo speciale mondiali de ilfattoquotidiano.it

Twitter: @AndreaTundo1