Non dovrei scandalizzarmi per quella che è una pratica largamente invalsa anche tra i giornalisti, nei giorni in cui si rinnovano le cariche sociali dell’Ordine. Quelli sono giorni nei quali sul tuo telefonino e via mail arriva la pioggia acida dei messaggini “affettuosi”, gente che non hai mai visto neppure in cartolina e che però sente sgorgare dal cuore un afflato impetuoso per te e i tuoi cari, naturalmente in cambio di un tuo altrettanto caldo occhio di riguardo nei suoi confronti, giacché speranzoso candidato a una straordinaria carriera da burocrate della categoria. E poi non parliamo proprio dei giorni del voto, quando fisicamente affronti quel lungo corridoio dei passi perduti che ti porterà al seggio, lungo il quale si frappongono amicizie straordinarie che non ricordavi di aver vissuto, sotto forma di candidati eccitatissimi che sono lì a rammentarti una vita spesa “dalla stessa parte”. Nel segreto dell’urna sanno che tradirai il cento per cento delle loro attese, ma pazienza, una botta emozionale di miserello inciucio non si nega a nessuno. 

Invece ho provato un brivido quando ho letto ciò che è accaduto alla vigilia del rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura. Il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, magistrato anch’egli, ha spedito via sms a un certo numero di colleghi (immagino tanti) la sua calda, caldissima, pelosissima, segnalazione affettuosa: «Per le prossime elezioni Csm mi permetto di chiederti di valutare gli amici Lorenzo Pontecorvo (giudice) e Luca Forteleoni (pm). Ti ringrazio per la squisita attenzione, Cosimo Ferri».

Prima di piangere, mettiamola sul ridere. Con un sms così, a metà tra il democristiano Alfredo Vito, l’arcinoto signore delle tessere di un tempo che fu, e un Alvaro Vitali della comunicazione 2.0, i voti nel 2014 probabilmente li perdi, dunque la sventurata coppia Pontecorvo-Forteleoni avrebbe buon gioco a togliere il saluto a un dilettante della raccomandazione come Ferri. “Ti ringrazio per la tua squisita attenzione”, ma come scrivi? Dai, Ferri, mettici un po’ di cuore, butta lì qualcosa di minimamente sentito, qualcosa che non sia immediatamente riconducibile a una segnalazione di scambio, che non abbia il solito odore ammuffito di corridoio delle raccomandazioni, dove tutto si tiene, dove tutto un giorno ritornerà magari con gli interessi. E poi cos’è questa “squisita attenzione”, un piatto stellato dello chef di piazzale Clodio?

Guardi Cosimo Ferri, glielo scrivo io un ipotetico messaggino in cui ci siano un filo di calore e persino una vaghissima speranza di successo, e che metta insieme il merito e la trasparenza, in modo da non farsi ridere dietro. Eccolo, ne prenda nota per una prossima volta: «Ciao collega, questi due qui (Basletti e Cipputi) sono due bravi, hanno cuore, serenità di giudizio, indipendenza di pensiero. E non sono neanche di Magistratura indipendente, pensa un po’. Ciao e a presto, Cosimo (Ferri)».

Lo so, sottosegretario Ferri, che questo messaggino lei non lo potrebbe mai scrivere  (lo scoglio insormontabile sarebbe il cognome tra parentesi, vero?), ma sa, a noi il mondo della giustizia piacerebbe così, aperto, consapevolmente aperto, in cui riconoscere i meriti e le virtù degli “altri”. Ma detto tutto questo, qui la questione – gravissima – è che lei raccomanda gli amici da un luogo terzo, istituzionale, com’è il governo e quando il bravo Giovanni Bianconi del Corriere della Sera glielo fa sommessamente notare, assimilandolo a propaganda elettorale, lei persino prende cappello: «Ma la propaganda elettorale è tutta un’altra cosa! Io ho inviato un messaggio privato, sono un cittadino che conserva i propri diritti, e sono tuttora un magistrato che andrà a votare per il Csm e sceglierà i candidati che considera migliori. Poi sono anche uno che conosce tanta gente, quando mi sono candidato all’Anm ho preso più voti di tutti, 1.199, mi sembra normale condividere le mie idee. Da privato magistrato, ripeto, non da rappresentante del governo».

Vede Ferri, lei vive su un altro pianeta rispetto a noi cittadini. Vive su un pianeta dove  le viene facile far pesare il suo ruolo istituzionale (da cui il soggetto interessato non si libera mai) nelle sue beghe professionali. Questo è grandemente scorretto, è una fondamentale questione di stile. Che evidentemente le manca. Potrebbe usarci la cortesia di rimettere il suo mandato di governo o, in mancanza di tale sensibilità, a occuparsi di lei dovrebbe essere lo stesso presidente del Consiglio.