Poca gente e una festa sottotono quella di Sel in corso a piazza San Giovanni a Roma. ‘Selfie, Roma scatta a sinistra’ è lo slogan delle serate. Tra le bancarelle si aggirano più i turisti per caso che non gli elettori del partito di Nichi Vendola. “E’ un funerale senza il morto” dice con ironia un ragazzo. L’umore tra i militanti e gli iscritti è pessimo in seguito alle scissioni. Se si dovesse fare un selfie a Sel, parafrasando Matteo Renzi (Pd) a Bruxelles, l’immagine sarebbe devastante, il volto di chi crede nel progetto di una sinistra forte al governo cupo, triste, preoccupato. “Abbiamo subito una battuta d’arresto, serve ripartire” ci dicono in tanti. “Io condivido la linea del partito oggi più che mai, non voglio salire sul carro di Renzi, se Piersilvio Berlusconi è contento del governo non posso che stare dall’altra parte” ci dice un volontario impegnato a cuocere la carne alla brace. I militanti sono arrabbiati con chi ha lasciato il partito. Mentre Gennaro Migliore e gli altri fuoriusciti fondano un’associazione Led, libertà e diritti, per molti non è altro che un’operazione di palazzo. Nessuno mette in discussione la leadership di Vendola, eppure per alcuni il segretario ha perso credibilità. “La vicenda delle telefonate con i Riva ci ha fatto soffrire” afferma un ragazzo. Con Renzi e Grillo che la fanno da padrone nello scenario politico anche le metafore poetiche del leader iniziano a risultare stantie. “In effetti il linguaggio dovrebbe cambiare mantenendo lo stesso contenuto politico, vorremmo più solidità nei fatti e meno chiacchiere” aggiunge un altro militante. “Successori? Non ne vedo, serve un dibattito per fare emergere nuovi personaggi” sostiene un iscritto. “E’ ancora il fulcro del partito, usando una metafora direi meno male che Vendola c’è” chiosa un altro  di Irene Buscemi