Al Cipe “c’è la norma per il Mose” scrive in un sms Mario Milanese e venti giorni dopo, il 14 giugno 2010, il Consorzio Venezia Nuova “paga” una mazzetta da 500mila euro. E’ nell’arco di meno di un mese di quattro anni fa che, per l’accusa, si gioca la partita nell’inchiesta Mose del consigliere dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Milanese è stato arrestato per corruzione perché, come spiegano gli inquirenti, c’era un rischio di reiterazione del reato ai danni della pubblica amministrazione. Troppi i “contatti” ancora aperti, simili forse a quelli tessuti con Roberto Meneguzzo, ad di Palladio finanziaria e “faccendiere” per il Consorzio Venezia Nuova. Meneguzzo, finito in carcere il 4 giugno scorso poi ai domiciliari, sarebbe stato il tramite tra Milanese e Giovanni Mazzacurati, ex presidente di Cvn e secondo gli inquirenti deus ex machina dell’intero sistema politico-affaristico legato ai fondi neri ricavati dai lavori del Mose. Se Mazzacurati aveva l’assillo che i finanziamenti pubblici all’opera fossero sempre garantiti, Milanese, per l’accusa, sarebbe stato contattato e “ricompensato” affinché al Cipe ci fosse il capitolo “Mose”.

Il messaggino – che è tra la mole di carte dell’ordinanza del gip Alberto Scaramuzza – viene girato da Meneguzzo a Giovanni Mazzacurati, fugando tutte le preoccupazioni del “gran burattinaio” che temeva che il Mose rimanesse senza i fondi necessari per proseguire nei lavori. Nel gioco dei messaggini Milanese scrive di Mazzacurati a Meneguzzo “avverti il nostro amico e tranquillizzalo”. La data del sms è del 24 maggio 2010 e poco dopo il Cipe mette all’ordine del giorno – per opere infrastrutturali da 21 miliardi di euro – anche il Mose che ne era escluso, destinatario di una quota da 230 milioni di euro. La delibera sarà siglata il 18 novembre successivo. Per questa operazione orchestrata, secondo la procura, da Milanese, questi avrebbe ricevuto l’ormai famoso “benefit”.

Tutta la manovra è documentata nell’ordinanza del gip da una serie di intercettazioni peraltro cariche di dubbi e di incertezze sui tempi di attuazione da parte degli interlocutori. In una telefonata tra Meneguzzo e Mazzacurati il 28 maggio 2010 l’ad di Palladio dice “no, no, no. Volevo solo sapere poi come… Come stava procedendo questa cosa”. E Mazzacurati gli risponde: “Mah, diciamo che sembra tutto a posto, io sono anche stato da…dal dottore, dal dottore stamattina e tutto sembra che, io non sono… Non ho ben capito sui tempi”. E Meneguzzo parlando di Milanese sottolinea: “Anche a me il nostro amico mi dice che è tutto a posto ma, poiché lo vedo lunedì, ecco volevo solo essere certo che” tutto fosse a posto. E Mazzacurati a sua volta ammette di non capire come funzionerà il gioco del finanziamento del Cipe e implicitamente sostiene di aver parlato con Tremonti, “anche a me il nostro amico mi ha detto guarda che è tutto a posto”. E proprio sul colloquio con Tremonti che Mazzacurati ha conosciuto tramite Milanese “quel giorno del colloquio col… Col ministro, io ho suggerito, ho detto esplicitamente che c’erano parecchi di questi lavori finanziati che non partivano, che erano in ritardo di tre anni” perché il flusso di fondi statali aveva avuto una battuta di arresto.

Che il rapporto sia ristretto tra Milanese e Meneguzzo è confermato dalla scansione dei continui contatti che il secondo ha con Mazzacurati. I due – secondo le indagini della finanza – si vedono, per esempio, all’hotel Sheraton di Padova il 7 di giugno del 2010 quando nel frattempo Milanese ha avuto modo di spiegare a Meneguzzo che i fondi arriveranno attraverso la Cassa depositi e prestiti. E Meneguzzo spiega così a Mazzacurati gli ultimi sviluppi del finanziamento del Mose, un incontro breve dopo il quale l’ex presidente del Cvn si attiva per far preparare i 500mila euro per onorare il “lavoro” di Milanese.