Classe ’82, siciliano, all’attivo due album (“Cara maestra abbiamo perso” e “Sarebbe bello non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile”), un EP e molte collaborazioni importanti, da Dario Brunori a Le luci della centrale elettrica, Antonio Di Martino non ama le classificazioni: “Non capisco la definizione di “cantautorato indipendente” – ha detto a Ilfattoquotidiano.it – perchè molti artisti che dovrebbero rientrare nella scena così definita, me compreso, hanno oggi a che fare anche con le “major”. In Italia abbiamo questa tendenza a etichettare le cose con facilità. Indipendente? Sicuramente lo sono per quel che riguarda le scelte artistiche sui miei dischi”.

Come hai scelto la playlist per i lettori de Ilfattoquotidiano.it?
Ho pensato alle cose che ho ascoltato di più nell’ultimo periodo. Non c’è un genere preciso che accomuna queste canzoni, si tratta di pezzi pieni di melodia e questo a me piace molto.

Jonathan Wilson – Future vision
The Divine Comedy – Down in the street below
Non voglio che clara – Le mogli
Perfume Genius – Dark Parts
BettiBarsantini – Le parole
Richard Hawley – Coles Corner
Baustelle – Diorama
Sohn – Bloodflows
Lisa Germano – Ruminants
Chavela Vargas – Las simples cosas

Hai scritto due brani per l’ultimo album di Arisa: che rapporto hai con la musica pop?
Buono. Mi piace molto scrivere per altri e con altri, è una cosa che faccio da un anno circa. Prima avevo sempre vissuto la scrittura come un fatto solitario, quasi segreto, oggi credo che condividere certe parole con un interprete sia qualcosa di magico.

E con il rap italiano hai un rapporto altrettanto buono?
Sinceramente non sono molto ferrato sull’argomento, ma posso dire che il rap che ascolto in radio mi lascia perplesso, non ne capisco la poetica, non riesco a legarla alla vita reale. Certo, “i numeri” raggiunti dai rapper sono molto alti e questo mi fa riflettere su come siano radicalmente cambiati i contenuti nel quali la gente si riconosce. Uno che mi piace comunque c’è, è Salmo.

In un contesto nel quale la musica si ascolta sempre più attraverso le piattaforme in streaming modello Spotify tu hai fatto uscire il tuo ultimo lavoro in vinile (unico supporto fisico), come mai questa scelta?
Si tratta dell’EP “Non vengo più mamma” ed è un lavoro legato a un fumetto di Igor Scalisi Palminteri. Volevamo sottolineare questa unicità e il vinile ci è sembrata la forma migliore. Abbiamo stampato solo 500 copie numerate. Poi, naturalmente, lo abbiamo messo anche su Spotify.

I cantanti e le band sembrano ormai non poter prescindere da una costante presenza sui social media: tu che rapporto hai con Facebook e con le sue “varianti”?
Ne fari volentieri a meno ma non è semplice, soprattutto se molta della gente che ti segue ti ha conosciuto proprio attraverso un social network. Non partecipo mai a discussioni provocatorie, né parlo di quel che riguarda la mia vita strettamente personale, preferisco pubblicare canzoni o cose attinenti con quello che faccio.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Da qualche giorno ho iniziato a scrivere il mio nuovo disco. Per la prima volta non ho canzoni nel cassetto e così sto partendo da zero: è una cosa che mi entusiasma, perché sento che sarà un lavoro diverso, pieno di sfumature nuove. Spero di registrare in autunno e di uscire all’inizio dell’anno prossimo. Sto anche lavorando a un libro e farò, insieme a Fabrizio Cammarata, un album su Chavela Vargas, la leggendaria cantante costaricana. L’idea è frutto di un viaggio che abbiamo fatto insieme, in Messico.