Chris Froome per i bookmaker, Alberto Contador per la condizione, Vincenzo Nibali per i sogni dell’Italia. Sono i tre grandi favoriti del Tour de France 2014, che prende il via sabato 5 luglio, per l’occasione dall’Inghilterra. E promette di regalare emozioni agli appassionati, perché mai come quest’anno la Grande Boucle si annuncia affascinante, combattuta, durissima.

Il percorso studiato dagli organizzatori sembra fatto apposta per demolire tutti i luoghi comuni negativi sulla corsa: la prima settimana senza emozioni, le montagne non troppo dure, la preminenza delle cronometro sulle salite. Retaggi del passato, da cui a dire il vero il Tour si sta distaccando già da qualche anno. Prendiamo l’inizio della corsa: un tempo appannaggio quasi esclusivo dei velocisti, con arrivi in volata in serie e i big a ripararsi dal vento e dalle cadute. Stavolta nessuno potrà rilassarsi, fin dai primi chilometri: alla seconda tappa arrivo a Sheffield, dopo una serie di côte temibili. E alla quinta tappa uno dei momenti di svolta della corsa: né discesa né salita, ma pavè.

La Parigi-Roubaix sbarca al Tour, il gruppo percorrerà il celebre Carrefour de l’Arbre e altri nove tratti della Regina delle classiche. E su un terreno su cui i big delle grandi corse a tappe non sono abituati a cimentarsi, potrebbero volare distacchi decisivi. Poi tante montagne: nell’ordine Vosgi, Alpi e Pirenei; gli arrivi più duri a Planche des Belles Filles (14 luglio), Pla d’Adet e Hautacam (23 e 24 luglio).

E le crono? Ridotte al minimo sindacale. Niente prologo, cronosquadra o cronoscalata. Solo un’unica prova contro il tempo, alla penultima tappa da Bergerac a Péiregueux: lunghissima (addirittura 54 chilometri), ma pur sempre sola, e in un momento della corsa in cui le poche energie rimaste assottiglieranno i divari. Per questo non è un azzardo definire quello del 2014 il percorso più duro della storia recente del Tour.

E per lo stesso motivo l’Italia può sognare in grande, col suo atleta più forte e rappresentativo. Vincenzo Nibali, dopo aver dominato il Giro d’Italia 2013, ha puntato tutta la stagione sulla Grande Boucle. L’obiettivo è riportare in Italia quella Maglia Gialla che manca dal 1998 e dal trionfo di Marco Pantani. Non è favorito, non può esserlo al cospetto di avversari del calibro di Froome e Contador, che al recente Giro del Delfinato (tradizionale banco di prova alla vigilia del Tour) hanno dimostrato di avere ancora qualcosa in più del siciliano. Viene anche da un momento non facile: è stato inspiegabilmente messo in discussione dai vertici del suo team, l’Astana, che a giugno lo ha richiamato per “scarso rendimento”.

Strano, perché nel 2013 ha vinto il Giro e fatto una gran corsa alla Vuelta (secondo alle spalle di “nonno” Horner); e nella preparazione di inizio anno era stato frenato da un infortunio. Nonostante i dissapori con la squadra, altri elementi inducono però all’ottimismo. A cominciare dal percorso. Poca crono, dove Nibali, benché attrezzato, avrebbe sicuramente pagato dazio. E poi tante salite, ma soprattutto tante discese: le picchiate sono forse il terreno più congeniale allo “Squalo di Messina“. E in Francia saranno decisive: occhio, ad esempio, all’arrivo di Bagnères-de-Luchon.

La concorrenza sarà agguerrita. Chris Froome non appare al massimo della forma, ma da campione uscente merita i gradi del favorito. Mentre Alberto Contador ha di nuovo lo smalto dei tempi migliori. Poi ci sono gli altri due spagnoli, Alejandro Valverde e Joaquim Rodriguez (che, se avrà recuperato dalla caduta che lo aveva messo fuori gioco al Giro, potrà certamente dire la sua per la vittoria finale). E i giovani statunitensi Tejay Van Garderen e Andrew Talansky (che al Delfinato ha battuto sia Froome che Contador). Nibali partirà puntando al podio, poi chissà. Sulle strade di Francia, vestirà la maglia di campione italiano: la settimana scorsa sulle strade del Trentino si è aggiudicato il campionato nazionale, sintomo di una condizione in crescendo. C’è anche un precedente: quello di Gianni Bugno, che al Tour del ’91 correndo con quella maglia arrivò secondo, alle spalle solo di Miguel Indurain. La speranza è che sugli Champs-Élysées il tricolore si trasformi in un magnifico giallo vittoria.

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