GoogleL’Europa è una frontiera nel web. Quest’anno, nel venticinquesimo anniversario della rete, il suo fondatore Tim Berner-Lee lo aveva detto: “rischiamo una balcanizzazione della rete con Internet diviso in filiali nazionali”. La decisione di fare rispettare a Google il diritto all’oblio ha fatto in modo che in Europa la rete non sia “più aperta e libera, al di sopra dei confini nazionali” come era stata pensata. Un precedente che apre diversi scenari e si scontra con un altro diritto, quello di ricordare, producendo una zona grigia che rischia di sfumare più di tutto nella censura. 

Google giovedì 3 luglio ha ritirato la decisione di rimuovere link di diversi articoli del Guardian, dimostrando le difficoltà che sta avendo il motore di ricerca a gestire la regola del diritto all’oblio in Europa”, rileva la Reuters. Solo per citare uno dei casi più critici. Le richieste di cancellazione dal motore di ricerca sono migliaia e provengono da tutta l’Europa. Dall’Italia, in tre mesi, sono partite 6 mila richieste di cancellazione e riguardano sia comuni cittadini che grandi corporation. 

La questione è aperta dal 13 maggio, dal momento in cui la Corte di giustizia europea ha accolto la richiesta di Mario Costeja González, che dopo lunghe vicende giudiziarie ha ottenuto la cancellazione dei link che citavano una sua vecchia condanna per debiti. 

Se si prova a cercare un nome e cognome generico, alla fine della pagina, Google segnala che “Alcuni risultati possono essere stati rimossi nell’ambito della normativa europea sulla protezione dei dati”.

Il caso però cade nel paradosso, proprio perché incappa in quello che viene definito l’effetto Streisand: accade quando un tentativo di censura ottiene il risultato opposto, producendo un’ampia pubblicizzazione dei termini da censurare nel web. Tanto che su Google.it compaiono ancora oltre 37 mila risultati che citano la vicenda. In alternativa, inoltre, si può sempre ricercare con Google.com, per scovare i link rimossi. 

Questo singolo episodio ha segnato un confine su Internet. La Cina da tempo censura i social network e impedisce l’accesso alla rete, con il “Great Firewall”. In Egitto durante la primavera araba e in Siria, con la guerra civile, si sono verificati dei blackout totali della rete. In Europa invece vengono censurati i risultati dal più vasto motore di ricerca. Questo incide direttamente sulla neutralità della rete e delinea il futuro dell’Internet governance a livello globale. Non per niente Tim Berners-Lee aveva reclamato la fondazione di una Costituzione di Internet, che garantisse i principi fondamentali della rete web.   

Nel nuovo studio pubblicato da Pwe Research “Il futuro di Internet” la preoccupazione più grande dei 1.400 esperti di tecnologia intervistati, è proprio che la regolamentazione del web arrivi ad un punto tale che Internet non sarà più come la conosciamo noi oggi. “La libertà di espressione online è messa seriamente in discussione dalla repressione dei governi, dalla sorveglianza e dalle pressioni di commercializzazione su Internet” scrivono nel report.