L’obiettivo era salvare la faccia. E un po’ di quattrini. Più o meno ce l’hanno fatta: i consiglieri regionali del Trentino Alto Adige continueranno a conservare il vitalizio, ma non con i tagli annunciati. Si era partiti dal 70 per cento, per arrivare a una riduzione del 28 per cento. Briciole, visto che sui tavoli volano milioni di euro, 90 per la precisione, divisi tra 130 consiglieri. Nonostante le campagne portate avanti dai quotidiani locali, Trentino e Alto Adige in testa agli altri, dai sindacati e dalla piazza, soprattutto, che inorridisce ormai solo a sentir pronunciare la parola vitalizio.

Ma alla fine tutto si è risolto con una mini sforbiciata: altro che 70 per cento, poi sceso al 40. Meglio, il 28. Una miseria. Giusto per dire che qualcosa è stato fatto. Poi una piccola revisione sull’età pensionabile: i consiglieri con quattro legislature potranno scegliere di andare in pensione a 60 anni con una decurtazione del 10%, quelli con tre legislature con un taglio del 12%. “Non so se questo emendamento è il peggiore o meno, ma so cosa c’era prima di peggio, ovvero un regime che prevedeva che si potesse andare con un vitalizio a 55 anni”, ha detto il presidente della Giunta regionale Ugo Rossi. Non sappiamo bene cosa intenda, sicuramente che questa è una legge un po’ meno peggio di quella che era in vigore fino all’altra notte.

Insomma, piccoli passi, dice. Un segnale. Molto simbolico e poco sostanzioso. “La montagna ha partorito il topolino”, dicono quelli del Movimento 5 stelle che per primi avevano denunciato lo scandalo vitalizi che, è bene ricordarlo, non sono gli stipendi, ma una sorta di liquidazione. “I partiti hanno sfoltito appena le cifre faraoniche degli emolumenti. Forbicette spuntate con cui è stata disposta una riduzione media del 28%. Briciole, se si considera che gli importi ammontano anche a più di 1 milione di euro a testa. Lo stesso presidente del Consiglio regionale Molter aveva promesso un mirabolante taglio del 49%. Per giunta, è stato anche eliminato il contributo di solidarietà annunciato dai partiti appena esploso lo scandalo. Questa limatura degli importi deriva non da un taglio vero e proprio, ma dalla mera presa d’atto che i parametri inizialmente utilizzati per determinarli erano del tutto impropri. La legge del 2012 ha infatti calcolato l’ammontare dei vitalizi gonfiando generosamente i parametri su rendimento e aspettativa di vita (prevista addirittura fino alla tenera età di 85 anni): ora i parametri sono stati leggermente ridotti”.

Quindi, per i consiglieri che hanno già incassato l’anticipo è prevista la restituzione della quota ricalcolata sulla base dei parametri aggiornati. Ma la nuova ricetta dell’elisir di lunga vita assicura comunque prosperità alla casta: una riduzione media del 28%, appunto, significa che con questo piccolo ricalcolo intascheranno 700 mila euro invece di 1 milione di euro a testa. Dai vitalizi d’oro zecchino ai vitalizi d’oro a 18 carati: anche ora che hanno messo mano alla legge, i partiti confermano di non aver perso il potere di Re Mida.

di Lorenzo Galeazzi e Emiliano Liuzzi