Inizia il semestre europeo a guida italiana e i riflettori si spostano sul Parlamento di Strasburgo dove Renzi ha tenuto oggi il discorso inaugurale. Il giorno prima anche Grillo era al Parlamento europeo per tenere il suo di discroso. Stessi temi, opinioni e stile opposti.

“Un’Europa solidale”, questo è l’unico grande punto in comune fra i due. Ma è visto da prospettive opposte.

La crescitaper Renzi è un obiettivo senza il quale “non c’è futuro”. Per Grillo è il male assoluto, una concezione sbagliata di economia. L’Europa è la causa di molti problemi italiani secondo il fondatore del M5s, mentre per il premier italiano i nostri problemi sono da attribuire solo a noi stessi con “responsabilità”.

A parte i contenuti che potete rivedere ai link sopra, lo stile comunicativodei due leader ci offre spunti interessanti.

Renzi ha fatto un discorso da manuale, preparato accuratamente, al quale persino Farage ha dato un 7. Qualcuno si chiedeva se sarebbe andato anchea braccio. Ovviamente, come sempre è andato quasi esclusivamentea braccio. La comunicazione per Renzi è prima di tutto.

Infatti il premier italiano compie un gesto insolito che rompe ancora col vecchio modo di comunicare la politica. Il suo discorso avrebbe dovuto vertere sulla presentazione dell’agenda della presidenzasemestrale del consiglio Ue. Ma Renzi sa bene che più di una fredda lista infarcita di termini burocratici,un discorso per essere memorabile deve contenere emozioni, linguaggio semplice, generazionale e stile narrativo. Per fare un discorso storico bisogna tirar fuori l’anima, “La nostra sfida non è solo elencare una serie di appuntamenti, ma ritrovare l’anima dell’Europa” dirà nel corso del suo intervento.

Renzi ha deciso dunque che il tema non sarebbe stato  l’agenda del semestre italiano. È stata messa per iscritto e sarà consegnata come documento. Il discorso deve avere un altro tono, e così Renzi parte con il “selfie dell’Europa“.

“Se oggi l’Europa facesse un selfie – inizia Renzi – che immagine verrebbe fuori? Il volto della stanchezza, della rassegnazione, della noia”. Un modo per dare una scossa e parlare della necessità di recuperare il distacco col mondo fuori che corre più veloce. Per questo serve una “Smart Europe“, meno burocratica. Poi, usando ancora un linguaggio generazionale solleciterà l’orgoglio europeo dicendo che “non dobbiamo accontentarci di essere un puntino su Google Maps“.

Oltre al linguaggio generazionale che consegna immagini familiari alle quali associare i concetti esposti per comprenderli e ricordarli, Renzi si serve di una struttura narrativa. Così il passaggio di consegne fra Italiae Grecia diventa “straordinariamente affascinante” perché, anziché far pensare a un trasferimento di carte e problemi da risolvere, “fa pensare al rapporto fra Anchise ed Enea, tra Pericle e Cicerone. Grecia e italia sono agorà e foro, il tempio e la chiesa, il Partenone e il Colosseo.”

Si collega così a uno dei temi centrali, la crisi economica. “Non pensiamo a questo quando parliamo di Grecia e Italia, pensiamo solo alla crisi, allo spread, alle difficoltà finanziarie, perché è molto forte nel nostro corpo la ferita lasciata dalla recente difficoltà congiunturale economica”.

È interessante come Renzi chieda collaborazione dal punto di vista economico senza farlo direttamente. Cita il patto che è sì di stabilità, ma anche di crescita, invitando a non ragionare solo in termini economici.

Prima di questo cerca di mascherare l’immagine della solita Italia che chiede flessibilità. Vuole fissare l’idea di un’ “Italia che in Europa va a dare, non a chiedere” che “non chiede scorciatoie ma fa la propria parte” e ricorda che siamo uno dei paesi che ha dato economicamente all’Europa più di quanto abbia ricevuto. Ancora più importante, mette sulla bilancia il suo peso elettorale: “Il nostro è il partito che ha preso più voti. Li abbiamo presi non dicendo che la causa dei problemi fosse l’Europa, ma che i nostri problemi nascono dall’Italia”. Come per dire “non ci fate cambiare idea”.

Un fiume di applausi al termine di quello che oggettivamente è stato un gran discorso.

Ovviamente Grillo non ha ricevuto applausi dagli europeisti, ma credo che il suo elettorato abbia apprezzato enormemente il modo in cui è tornato. Ieri abbiamo visto nuovamente il miglior Grillo: energico ma dai toni moderati, con argomentazioni che non vengono coperte dagli insulti. Battute centellinate, che tengono alta l’attenzione ma non sovrastano i temi. Un Grillo equilibrato che ha fatto ciò che gli viene meglio, informare.

Un tipo di comunicazione e di politica sicuramente più internazionali che italiani. Per questo il pubblico italiano a maggioranza si sarà sentito più toccato dal discorso di Renzi. È per lo stesso motivo che Grillo sta facendo bene a concedere più spazio ai suoi nella scena politica italiana, che è diversa da lui e che credo, in fondo, lo annoi anche.