Quarantacinque cadaveri morti per asfissia dentro un barcone soccorso nel Canale di Sicilia e la presidenza italiana al Consiglio dell’UE apre il suo semestre europeo fra rammarichi e polemiche per l’ennesima tragedia annunciata. 

Jean-Claude Juncker, il designato prossimo presidente della Commissione europea, propone di istituire un commissario dedicato alla questione delle migrazioni, mentre la commissaria agli affari interni Cecilia Malmström afferma la necessità di contribuire in modo maggiore per aiutare l’Italia, seppur nell’ambito delle risorse esistenti. Dichiarazioni che arrivano a pochi giorni di distanza dall’ultimo Consiglio dell’Unione europea del 26 e 27 giugno, nel quale si è ampiamente discusso di migrazioni e asilo e dove si sono sostanzialmente riconfermate le inefficaci scelte politiche adottate sino ad ora. 

Nonostante i commoventi discorsi sulla necessità di creare un’Europa di civiltà davanti a tragedie di questo tipo, giunto a Bruxelles il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è limitato a proporre di “internazionalizzare l’intervento umanitario con un investimento molto forte in Frontex”. Non pare esserci stato alcun accenno alla possibilità di riprendere in mano il Regolamento Dublino III per lasciare ai richiedenti asilo il diritto di poter scegliere dove presentare domanda e ricostruirsi una vita, né si è parlato di proporre canali umanitari che limiterebbero il traffico degli esseri umani insieme alle torture, segregazioni e violenze, anche sessuali, a cui le vittime di tratta sono spesso condannate. E ben poco è stato detto in merito al sistema di accoglienza perennemente gestito in maniera emergenziale, senza un minimo di programmazione, dando inevitabilmente adito a scandali e abusi di potere come quello che ha coinvolto la Caritas di Trapani e Don Sergio Librizzi, il sacerdote accusato di concussione e violenza sessuale per aver costretto alcuni richiedenti asilo a prestazioni sessuali in cambio del rilascio dello status di rifugiati

Ma la possibilità di organizzare un sistema di accoglienza dignitoso e omogeneo a livello europeo sembra interessare molto meno rispetto al controllo e alla militarizzazione delle frontiere, che rappresenta una delle priorità fra le conclusioni tratte dall’ultimo Consiglio: “Frontex, in quanto strumento della solidarietà europea nel settore della gestione delle frontiere, dovrebbe rafforzare la sua assistenza operativa, in particolare per sostenere gli Stati membri esposti a forte pressione alle frontiere esterne, e aumentare la reattività ai rapidi sviluppi dei flussi migratori, avvalendosi pienamente del nuovo sistema europeo di sorveglianza delle frontiere Eurosur; andrebbe vagliata, nel contesto dello sviluppo a lungo termine di Frontex, la possibilità di istituire un sistema europeo di guardie di frontiera per migliorare le capacità di controllo e di sorveglianza alle nostre frontiere esterne”. 

Un’esatta riconferma delle politiche anti-migratorie contestate dalla Carovana europea dei migranti e rifugiati, che la scorsa settimana è approdata a Bruxelles proprio in concomitanza del Consiglio dell’UE per chiedere maggiori diritti e libertà di movimento. Partiti da Strasburgo il 18 maggio scorso, durante il suo percorso fino alla capitale belga la carovana ha incontrato migranti, richiedenti asilo e manifestanti provenienti da Italia, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi e Belgio, uniti in una Marcia per la libertà che si è conclusa il 20 giugno con l’arrivo a Bruxelles e con una settimana di iniziative, manifestazioni e incontri.

Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale Usb e portavoce della Coalizione internazionale dei sans-papiers e migranti, durante la conferenza stampa del 26 giugno al parco Maximilien di Bruxelles, ha affermato: “Bisogna ricordare che dietro ogni volto c’è una vita e una storia e la Comunità Europea non può voltare le spalle alle migliaia di persone che scappano da situazioni di guerra, fame o persecuzioni. Perché noi, richiedenti asilo e immigrati, non siamo qui in qualità di turisti, ma siamo le prime vittime di troppe scelte politiche sbagliate. Vittime dei nostri governi corrotti, degli accordi bilaterali tra i gli Stati europei ed africani, delle strategie della Banca Mondiale e della Troika, e del business, anche europeo, legato alla vendita delle armi in zone di conflitto. Per questo pensiamo che l’Europa debba assumersi delle responsabilità e che l’Italia, in questo semestre di presidenza alla Unione europea, abbia il dovere di impegnarsi per migliorare la situazione”. 

La delegazione italiana della Carovana europea di ritorno da Bruxelles ha anche preso parte alla manifestazione nazionale di sabato 28 giugno a Roma. “Una prima risposta al presidente Matteo Renzi rispetto alla sua incoerenza sulla questione migranti e rifugiati – ha spiegato Soumahoro Aboubakar. Perché mentre da una parte dichiara che non è civile lasciar morire le persone nel mare, dall’altra finge di ignorare le cause politiche che sono alla radice di quei morti. Anzi direi che il nuovo che egli rappresenta è la continuità della vecchia e fallimentare politica che ha portato al regolamento Dublino III e ai Centri di identificazione ed espulsione sanciti dalle leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini. E questa manifestazione è solo l’inizio di una serie di lotte per un percorso che ci porterà, nel mese di ottobre, alla 3 giorni europea di iniziative a Roma, confermata dalla Coalizione internazionale dei sans-papiers e migranti“.