“Non ha adottato soluzioni organizzative e operative che favorissero i rapporti di collaborazione” con la Procura nazionale antimafia; di più: sotto la sua gestione, per lo meno tra il 2010 e il 2013, c’è stato un “arretramento” sul piano delle informazioni che la procura di Milano ha inserito sulle sue inchieste di criminalità organizzata nella banca dati di via Giulia. La Prima Commissione del Csm mette sotto accusa il pm Ilda Boccassini, capo della direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo, per il rapporto critico con l’ufficio ora diretto da Franco Roberti. E pur ritenendo che non vi siano “ad oggi ipotesi in alcun modo significative” rispetto alle proprie competenze, cioè non ci siano i margini per un trasferimento d’ufficio per incompatibilità, chiede al plenum di archiviare il fascicolo ma insieme di inviare gli atti ai titolari dell’azione disciplinare, il Pg della Cassazione e il ministro della Giustizia, “per ogni eventuale valutazione di competenza”. Non solo: i consiglieri sollecitano la trasmissione delle carte anche alla Commissione per gli incarichi direttivi, perché se tenga conto quando Boccassini dovrà essere confermata nel suo incarico o concorrerà per altri posti direttivi.

Approvata all’unanimità, la proposta della Commissione – che sarà discussa dall’assemblea la prossima settimana – è l’esito di un’ampia istruttoria sulle difficoltà nel rapporto tra la procura nazionale antimafia e quella milanese, culminate con la sostituzione del pm di via Giulia incaricato del collegamento con Milano, Filippo Spiezia, che nella relazione annuale dell’ Antimafia aveva criticato l’ufficio diretto da Boccassini. Un’indagine che ha visto sfilare davanti al Csm oltre ai protagonisti, anche il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.

Il problema principale è rappresentato dal “deficit informativo che caratterizza strutturalmente i rapporti tra la Dda di Milano e la Dna”. Un fatto “accertato”, secondo la Commissione, che accusa l’ufficio di Boccassini di inserire davvero con il contagocce le notizie sulle sue inchieste nella banca dati nazionale della Dna. Tant’è che su 101 procedimenti milanesi che hanno riguardato 1400 indagati “solo uno di essi è stato iscritto” nella banca dati. Si tratta di una prassi “del tutto distonica” rispetto alle normativa “che non da oggi regola la materia” e che la procura di Milano segue da sempre. Ma Boccassini non ha fatto nulla per migliorare i rapporti; tutt’ altro, osservano i consiglieri, che citano una nota dell’attuale presidente del Senato Piero Grasso, scritta quando era procuratore nazionale antimafia che testimoniava “una limitata disponibilità a una collaborazione continuativa” con l’ufficio di via Giulia.

È in questa difficile relazione, scrive la Commissione, che “si inscrive senza dubbio” la sostituzione di Spiezia, pur essendo avvenuta “a fronte di un’espressa richiesta” dello stesso magistrato.