Mi son chiesto tante volte se fossi solo ad avere una criticità nei confronti dell’Invalsi. Questa lettera che mi è arrivata dai colleghi delle medie, mi conferma che siamo in tanti a bocciare il famoso test. Permettetemi di dar loro voce e di unirmi alla loro protesta.

Siamo insegnanti della Scuola Secondaria di Primo Grado di Lodi Vecchio e, con serietà e dedizione, ci impegniamo quotidianamente al compito di docenti consapevoli dell’importanza di tale ruolo sia sul piano delle conoscenze sia su quello educativo e formativo, in questo periodo di passaggio dalla pubertà all’adolescenza. Ognuno di noi, all’interno del proprio Consiglio di Classe, pianifica percorsi e strategie per fare in modo che ogni alunno possa dare il meglio di sé, possa superare incertezze e difficoltà determinate da mille problemi contingenti: chi ha bisogni educativi speciali.

Si programmano quindi, come suggerisce il legislatore, attività personalizzate a seconda delle necessità.

Tutto questo è sicuramente impegnativo da parte nostra, ma stimolante e gratificante quando si vede nello sguardo dei ragazzi, la soddisfazione di essersi impadroniti di contenuti, di aver superato difficoltà e di aver acquisito fiducia nelle proprie possibilità, sì da aver acquistato autostima.

Per un professore questa è una conquista perché, come accennavamo all’inizio, il nostro ruolo è duplice: didattico e formativo.

A questo punto una domanda sorge spontanea: quanto viene chiesto agli alunni durante gli esami conclusivi della Scuola Secondaria di Primo Grado risponde a questo?

Forse…anzi, sicuramente, no.

Se nel corso dell’anno scolastico abbiamo operato per percorsi personalizzati, come possiamo chiedere loro un lavoro omogeneo all’interno della classe?

Ciò che ci spinge a scrivere è l’aver notato negli sguardi dei nostri alunni la delusione e la sfiducia.

Noi professori avevamo rappresentato per loro punti di riferimento importanti, strumenti di un riscatto fatto di insuccessi e sconfitte.

Come ci vedevano nel momento della somministrazione della prova Invalsi?

Avevamo tradito ogni loro aspettativa. Fiducia, autostima e considerazione di sé non esistevano più.

Come può essere cancellato, come fosse un colpo di spugna, un progetto didattico?

Le prove Invalsi a nostro avviso non rispondono agli obiettivi che la Scuola Secondaria pone.

Questa prova è la quinta delle prove scritte, viene proposta dopo quattro giorni di impegno e applicazione consecutivi.

L’esame segna la conclusione di un ciclo di studi ed è il primo che i ragazzi sono chiamati a sostenere nel loro percorso di studi: li aprirà alla vita in modo positivo, fiduciosi nel prossimo e nei rapporti umani?

Queste domande, questi dubbi…per alcuni versi certezze, ci mettono angoscia e dolore, ma non siamo avviliti; la nostra caparbietà ci porta come vede, a dar voce ai più deboli e a chi, purtroppo, è abituato a soccombere sempre.

Vogliamo invece che i nostri alunni abbiano fiducia in noi, continuino a vederci come coloro che chiedono tanto impegno, ma che permettono loro di raggiungere conquiste e sicurezza in sé, nel prossimo, nella vita.

Siamo convinti che il confronto di idee porti sempre a buoni risultati e noi ci impegneremo per questo: cercheremo di proporre le nostre considerazioni e più persone, a vari livelli.

Concludiamo questo nostro scritto con una domanda: in quale enunciato troviamo un’espressione polirematica?

Non ci siamo sbagliati, era uno delle domande delle prove Invalsi di quest’anno.

Quanti studenti, anche tra i più dotti, avranno avuto idea di ciò che veniva loro chiesto?

Il momento della verifica deve anche dare soddisfazione allo studente, ma se vengono chiesti contenuti che neppure si affrontano a scuola, come è possibile rispondere?

La nostra è una scuola di paese, gli stimoli non sempre sono ben strutturati, ma gli sforzi sono notevoli e gli strumenti a nostra disposizione sono impiegati con criterio. In quale manuale di scuola media troviamo questa figura?”