Tesla guarda a Oriente. La Casa californiana, produttrice di auto elettriche, ha una strategia industriale a dir poco aggressiva ed è già uscita dai confini degli Stati Uniti. Il fondatore dell’azienda Elon Musk, di recente ha deciso di condividere con tutti le tecnologie delle sue auto, per abbassare così i costi industriali, mentre in Cina ha deciso di puntare direttamente ai clienti. Il marchio americano, infatti, ha appena aperto la prima stazione Supercharger a Pechino, che si va ad aggiungere alle due già aperte a Shanghai. Si tratta del primo passo di Tesla per introdursi nel mercato cinese dove, anche se la sensibilità green è mediamente inferiore rispetto ai Paesi occidentali, un marchio del calibro di Tesla può fare tendenza, anche come status symbol.

Per questo Musk non vuole farsi sfuggire l’occasione, e ha già annunciato che è tutto pronto per iniziare la costruzione di altri 40 punti di ricarica, che copriranno diverse città tra cui Hangzhou, Shenzhen e Chengdu. Con questi numeri, diventa evidente che l’azienda vede nel Paese del Dragone un grande bacino di utenza per il futuro. Nel giro di pochi mesi le stazioni cinesi passeranno dalle tre attuali a 15, e il Paese già così diventerà il secondo per concentrazione di Supercharger, dopo gli Stati Uniti. E secondo le previsioni dell’azienda, il mercato cinese potrebbe tenere testa a quello americano nell’arco di due o tre anni. L’obiettivo, infatti, sarebbe di avvicinarsi al numero di auto vendute negli Usa già nel 2015. Raggiungendo questo obiettivo, la successiva mossa di Musk sarebbe l’apertura di uno stabilimento in Cina, per abbattere i costi di produzione, ed eliminare la tassa di importazione che pesa per il 25%.

In futuro, abbattere i costi in Cina sarà una necessità per Tesla. Basti pensare che per una Model S negli Stati Uniti i prezzi partono da 71 mila dollari, mentre in Cina la base di listino è di circa 118 mila. Quasi ovvio, quindi, che Musk voglia abbattere i prezzi. Un’idea che è diventata il suo cavallo di battaglia, dopo l’apertura dei brevetti Tesla, che secondo i piani, grazie all’utilizzo diffuso delle tecnologie dell’azienda californiana dovrebbe avere un buon impatto sui costi di produzione. Stesso discorso vale per le stazioni Supercharger. Anche altre case automobilistiche hanno iniziato a puntare sull’elettrico, da Nissan che ha aperto i giochi con la Leaf, per arrivare a Bmw, che di recente ha lanciato la i3 e la supersportiva i8. L’obiettivo di Musk in questo senso sarebbe condividere con gli altri la tecnologia delle stazioni di ricarica. Per ora non se n’è ancora fatto niente, ma il tentativo sembra quello di voler far utilizzare a tutti la tecnologia Tesla, diventando così leader nel rifornimento. Musk ha detto che le altre aziende dovrebbero partecipare alle spese, in base alla flotta elettrica circolante, e ha evidenziato che al momento c’è un altro problema: la maggior parte delle auto EV in circolazione non è in grado di sopportare l’alto livello di energia erogato nelle Supercharger, dove una Tesla si ricarica del 50% in 20 minuti. E per l’Italia? Non ci sono ancora Supercharger sul territorio nazionale, ma Tesla ha pianificato di costruirne una decina nell’inverno 2014-2015, per coprire l’area del Centro-Nord. E collegare così la sua rete all’Europa settentrionale, dove “l’elettrificazione” è già iniziata.