La gioia di entrare in campo con una Nazionale deve essere immensa per qualsiasi uomo che ama lo sport, figuriamoci per un bambino. Entrare per mano del calciatore in quello stadio pieno, colorato, frizzante mentre il cuore accelera passo dopo passo. Se il tutto succede in una partita del mondiale, è un po’ come far parte della storia. E questa volta la felicità di un bambino non è stata presa in considerazione. No, si è pensato bene di farne dell’ironia.

gazzetta-dello sportQuel bambino per i molti ha una “colpa” : quella di essere sovrappeso. Non importa che storia lui abbia alle spalle, non importa se quella fisicità soffre per chissà quale malfunzionamento o se ha una alimentazione sbagliata: a chi scrive nei social tutto questo non interessa. Lui è diverso, quindi va deriso. Hanno pensato bene di contornarlo di parole ben più pesanti della sua stazza; e questo non solo sui social network. Chi si definisce giornalista lo ha definito il bambino che ha: “Il physique du role per accompagnare i partecipanti del campionato mondiale di sumo, piuttosto che i calciatori di Brasile 2014” (Gazzetta dello Sport). Ma l’Italia non è l’unica a regalarci queste perle di discriminazione in un quotidiano.

Anche in Germania, infatti, l’Augsburger Allgemeine ha twittato durante la partita postando la foto del piccolo: “Se la palla non si trova“…riferendosi chiaramente alla pancia del ragazzino. Mentre leggevo i commenti indignati di chi come me trova assurdo che nel 2014 si possa deridere in questa maniera un bambino che ha semplicemente il diritto di godersi quei pochi attimi di felicità, mi è tornato in mente il fatto di cronaca del ragazzo dai pantaloni rosa. Un ragazzo morto suicida semplicemente perché “non omologato”, perché amava esprimere se stesso, la sua natura, anche attraverso l’abbigliamento e per questo è stato deriso, umiliato, sbeffeggiato. Migliaia i post dedicati a lui dopo il suicidio, le marce, le parole in suo onore. Ma si sa, noi adulti dimentichiamo tutto e subito.

 

Questo bambino, entrato in campo con il suo corpo che chissà quante volte gli avrà creato disagio, è stato da noi adulti deriso a livello mondiale. Si perché oggi come oggi, pur di avere un like in più, non si guarda in faccia nessuno, e non importa se sia un bimbo, un adulto, una donna, solo perché dotati di un mezzo di comunicazione ci sentiamo legittimati a dire la nostra. Non mi stupirei se questo bimbo domani fosse vittima di depressione, facendo un giro nel web le battute su di lui si sono sprecate. Questa storia mi insegna che ancora oggi di ignoranza ce n’è fin troppa. Almeno i bambini, salviamoli da questo delirio. Risparmiateli. Prendersela con i più deboli è da vigliacchi. E cari giornalisti, vergognatevi, avete una responsabilità sociale quando le vostre parole sono pubblicate in un giornale nazionale. L’obesità è un allarme sociale, di disturbi alimentari solo in Italia ne soffrono 3 milioni di persone. Quel bambino non ha chiesto a nessuno un parere medico, chiedeva solo di vivere serenamente un momento che per tutti gli amanti del calcio sarebbe stato indimenticabile. La discriminazione fisica è una forma di razzismo. Deridere pubblicamente una persona, specie se è un bambino, è vile.