«Francesca Pascale e Vittorio Feltri annunciano la loro iscrizione all’Arcigay poiché ne condividono le battaglie in favore dell’estensione massima dei diritti civili e della libertà». Questo il comunicato stampa rilasciato alle agenzie da parte della compagna dell’ex Presidente del Consiglio Berlusconi, e di uno dei suoi più importanti intellettuali d’area. Un comunicato che, giustamente, Il Giornale descrive come “dal tono vagamente da annuncio matrimoniale”, e per una volta la definizione scuce un sorriso. 

A fronte di una sensatissima apertura ragionata da parte di ArciGay (qui il comunicato di risposta, che però mentre vi scrivo pare non accessibile) e degli evviva lanciati da diversi intellettuali di sinistra (fra cui Gad Lerner, che giustamente chiosa: “Mi auguro che altri, nel centrodestra italiano, si sentano altrettanto liberi di seguire il loro esempio. E che il governo Renzi colga l’occasione per legiferare al più presto nella direzione promessa“) proprio dalle colonne della nostra testata, l’amico (ma Amico per davvero) Dario Accolla fa valere tutte le sue perplessità.

Spiego perché anche su questo punto Dario e io abbiamo opinioni opposte. Anzitutto, io distinguo fra l’adesione di Francesca Pascale e quella di Vittorio Feltri. Di quest’ultimo abbiamo sufficiente materiale per sapere che si tratta di un anziano condannato per aver diffamato in modo omofobico, non nuovo ad aver espresso pubblicamente il suo disprezzo nei confronti dei cittadini gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

Vittorio-FeltriSe oggi Feltri si ravvede, è con ogni probabilità l’ennesima mossa strumentale, dettata dal desiderio – davvero goffo, va detto – di mettere in ipotetica difficoltà il Presidente del Consiglio Renzi, rilanciando verso il matrimonio mentre lui si accinge ad approvare un ddl che istituisce le unioni civili alla tedesca. Se questa è la vera intenzione di Feltri – come personalmente credo -, si tratta solo dell’ennesima cantonata presa dal giornalista. Un giornalista radiato e poi riammesso con censura per aver scritto cose diffamanti sempre contro la stessa parte politica. Tra gli altri episodi, va qui ricordata almeno la condanna del dicembre 2011 per aver insultato, in tv nel 2007, in modo omofobo proprio uno dei fondatori di Arci Gay, l’odierno dirigente di Sel Gianpaolo Silvestri.

Feltri, nel corso della sua carriera, si è distinto per cambi di posizione repentini. Da ragazzo avevo appesi in camera i suoi articoli contro “il cinghialone” Bettino Craxi, quando Feltri era direttore de L’Indipendente e soprattutto quando Craxi era ormai prossimo alla latitanza. Erano anni in cui il giornalista di Bergamo condannava tutt’a un tratto fieramente il sistema scoperchiato da Mani Pulite, sostenendo Di Pietro. Così come tutti ricordiamo la campagna di diffamazione contro lo stesso Di Pietro fatta di lì a poco, dalle colonne de Il Giornale. Campagna che condusse a una delle più notevoli sentenze di condanna per diffamazione a mezzo stampa della storia italiana. L’età dei successi berlusconiani è stata cantata con fedeltà pastorale da Vittorio Feltri, mentre l’età della decadenza di B è stata accompagnata da tutta una serie di distinguo, passati per il sostegno alla Lega Nord e poi addirittura a Grillo. Insomma: delle posizioni di Vittorio Feltri io non mi curerei molto, anche perché quella di oggi rischia di essere assai diversa da quella di domani.

Discorso differente per Francesca Pascale. Non ho, non abbiamo, materiale per sostenere che la sua sia una mossa solo strumentale. A giudicare, anzi, dalla vox populi, pare ci sia una certa genuina vicinanza alle istante delle persone LGBT, se non proprio un idem sentire, per dirla col Bossi d’antan. Quale che sia la realtà, Pascale (ma anche Feltri, ovvio) ha tutto il diritto di prendere la tessera di Arcigay e di annunciarlo pubblicamente urbi et orbi. Nel caso di Pascale, non vedo proprio problemi. Nel caso di Feltri, fa bene l’Arcigay a porre una serie di condizioni di buon senso, visti i precedenti.

A mio modo di vedere, il Circolo Mario Mieli di Roma dovrebbe pure fare un passo ufficiale di benvenuto nei confronti almeno di Pascale, perché come dice Lerner, i cambiamenti di opinione nella Destra italiana (fra le più arretrate destre dell’Occidente, specie sui diritti civili) sono sempre un ottimo segno, e vanno colti in modo fattuale. E’ il momento di mettere a frutto questo cambio di bandiera, a prescindere che sia strumentale o genuino, e pretendere intanto il voto a favore di Forza Italia al progetto renziano di unioni civili.

Non cogliere questo aspetto e voler anzi fare le analisi del sangue ai folgorati sulla via di Damasco è intanto poco furbo. Ma inoltre è anche brutto: l’iscrizione a un’associazione per i diritti dei gay è libera, purché uno ne condivida il manifesto politico. Il settarismo minoritario è un male tipico della Sinistra e anche delle realtà LGBT italiche: è ora, banalmente, di piantarla.