L’Ipo di Fincantieri si è chiusa registrando la freddezza degli investitori istituzionali. L’esito deludente del primo collocamento in Borsa del nuovo ciclo di privatizzazioni è addebitabile anche al management e all’azionista.

Infatti contro 700milioni di azioni previste dal prospetto originario ne verranno collocate solo 450 milioni. Una risposta lontana dalla febbre del mercato verso Moncler così come dal caso Fineco, la banca online di Unicredit, chiuso con la copertura di 3 volte l’offerta.

Al vertice di Fincantieri dal 2002, Giuseppe Bono, nato nel marzo 1944, vanta una lunga storia manageriale. La sua gestione ha impresso una svolta alla società: l’ingresso nel mercato delle navi dei megayacht e l’acquisizione della Vard, leader nelle piattaforme off-shore per l’estrazione di petrolio e gas. Con 21 cantieri, oltre 20.000 dipendenti, una delle poche grandi realtà industriali del paese, la società vanta un’eccellenza tecnica in particolare nelle navi da crociera: il grande cliente è sempre stato Carnival, primo gruppo crocieristico del mondo, di cui fa parte Costa Crociere.

Cassa Depositi e Prestiti, Presidente Franco Bassanini classe 1940, che attraverso Fintecna controlla il 99, 4% di Fincantieri, nel 2012 ha confermato Bono nell’incarico. Era giusto affrontare il passaggio critico della quotazione con l’assetto manageriale di ieri? Le nomine recenti nelle imprese a controllo pubblico hanno cambiato manager di valore sulla base di criteri che sembravano acquisiti: l’anzianità nella posizione e il paletto dei 70 anni. Così ad esempio Paolo Scaroni dopo tre mandati ha lasciato la poltrona di Ad di Eni o Massimo Sarmi quella di Poste.

L’azionista avrebbe potuto affrontare la quotazione con una squadra di management più “fresca” e più in linea con i quaranta -cinquantenni che dominano la tolda di comando di investitori come Black Rock. A maggior ragione tenuto conto delle promesse di ritorni solo a medio termine (“per i primi tre anni nessun dividendo!” hanno assicurato i vertici della società e di Cdp) e di futuri aumenti di capitale. Gli investitori istituzionali sono rimasti latitanti, nonostante l’investimento in comunicazione culminato nella prora di una nave collocata in Piazza degli Affari a Milano. Per consolarsi la società potrà aumentare il numero di azioni destinate al pubblico retail invogliato dalle banche organizzatrici del collocamento. Ci coglie un ultimo dubbio: sarà un buon affare per i piccoli risparmiatori?