Renzi il riformista. Renzi che farà tutto in 100 giorni, anzi no “le riforme nei prossimi 1.000 giorni”. Renzi l’aggiustatutto. Renzi che durante una delle sue primissime conferenze pubbliche da premier annunciava, dinanzi ad uno esterrefatto – e probabilmente “a sua insaputa” – Guardasigilli che “presenteremo il pacchetto Giustizia entro fine giugno”.

Ed eccoci qua, a fine giugno e puntualmente leggiamo che domani sarà invece calendarizzata una (mera) discussione generale sulla giustizia in Consiglio dei Ministri. In un battibaleno siamo passati dal “pacchetto Giustizia” al “pacco Giustizia”! Ma sì in fondo forse è anche meglio così, sarebbe assai più dannoso approvare un pacchetto pregno di nefandezze. Meglio un bel pacco dono meditato, predigerito, concordato, edulcorato, molto articolato sino all’incomprensibilità, diluito.

Le bugie hanno però le gambe corte e intanto 100 giorni son passati senza che il riformista abbia prodotto alcunché. In compenso ha ricevuto in dono un superconsenso dall’elettorato. Segno che in questo Paese è sufficiente continuare a sorridere in posa plastica, dispensando buon umore e illusioni per raccogliere voti. Assai triste osservare come l’Italia sia dunque immobile, mummificata, incapace di avvedersi del proprio passato.

Ho scritto tante volte come la giustizia sia una delle riforme prioritarie di questo Paese, perché è fondamentale per ridare un senso ai diritti inviolabili delle persone, alla legalità, alla credibilità dello Stato Italia all’estero. Senza di ciò continueremo a rimanere un Paese cialtrone, dove regnano incertezza, corruzione, evasione, anarchia, prepotenza. Continueremmo a rimanere eternamente inaffidabili.

Di malagiustizia si muore ogni giorno. Muore chi non ottiene giustizia pur avendo ragione. Muore chi ottiene giustizia dopo 5/10 anni. Muore chi riesce a recuperare un credito dopo 10 anni ma nel mentre è fallito a causa dei debitori inadempienti (premiati dal sistema giustizia proprio perché inadempienti e furbetti, tra cui lo Stato si distingue per arrogante posizione di supremazia secondo l’insegnamento “ti pago quando decido io”). Muore chi viene giudicato da pubblici ministeri che si confondono con i giudici. Muore chi ottiene un indennizzo pari ad un tozzo di pane secco per irragionevole durata del processo. Muore chi perde un processo per una mancata notifica. Muore chi non riesce ad avere giustizia perché il legislatore ogni 6 mesi cambia le regole processuali. Muore chi non riesce ad accedere alla giustizia perché il legislatore in crisi di astinenza da risorse finanziarie continua ad aumentare i costi della giustizia (che solo in minima parte alimentano la giustizia!) usando le parti processuali come bancomat. Muore chi subisce una prescrizione per formalità. Muore chi non riesce a contestare al giudice la sua colpa grave o il suo dolo.

Solo in questi giorni il Governo/legislatore ha: a) aumentato nuovamente i contributi unificati (i costi per accedere alla giustizia) così continuando a penalizzare i soggetti meno abbienti (non essendoci proporzionalità nei costi a seconda del reddito ma solo importi fissi); b) introdotto una serie di “eccezioni” e modifiche al Processo Civile Telematico (già elaborato dal Dottor Stranamore in modo molto costoso e poco agevole) che sarebbe dovuto entrare definitivamente in vigore senza se e senza ma il 30 giugno. Misure che aggravano la malagiustizia, non certo tese a ridurla.

Eppure il pacchetto giustizia pretende pochi interventi e celeri: 1) semplificazione dei riti processuali e soppressione di ogni inutile formalismo; 2) abbandono totale del cartaceo e avvio a pieno regime e a migliore resa del Processo (Civile) Telematico con miglioramenti, semplificazioni, allargandolo al processo dei Giudici di Pace, amministrativo, tributario e penale (possibilmente su di un unico portale e con un unico accesso); 3) riforma della responsabilità civile dei magistrati passando dalla responsabilità virtuale a quella reale; 4) introduzione della regola dell’obbligo di pagare le spese processuali in caso di piena soccombenza (ad oggi l’Agenzia delle Entrate invia la cartella ad entrambe le parti, con la beffa che la parte vincitrice ha l’obbligo di pagare importi anche considerevoli!); 5) abbandono di gabelle ingiustificate incomprensibili (diritti di copia, spese forfettarie, marche e marchette etc.).

Il ministro Orlando, che dai primi mesi si è mostrato comunque ragionevole e dialogante, dovrebbe forse battere un colpo e palesare la propria presenza.