“Per l’acquisto di Banca Antonveneta ebbi contatti con Pontello (allora direttore della banca) già nel 2001, e successivamente, nel 2005, l’acquisto fu proposto da Emilio Gnutti (allora vicepresidente Mps) ad un prezzo presumibilmente inferiore rispetto a quello poi effettivamente pagato (dal presidente di Mps, Giuseppe Mussari, nel 2007, ndr)”. Così Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena (Pd) ed ex dirigente di Banca Monte Paschi di Siena, racconta i fatti precedenti all’acquisto di banca Antonveneta (ora al centro del processo che vede imputati gli ex vertici bancari coinvolti nell’operazione), a margine della presentazione del libro-intervista ‘Siena. Mps, la politica, i poteri forti’ scritto col giornalista Matteo Orsucci e presentato insieme a Giorgio Meletti del Fatto Quotidiano. Filo conduttore del racconto è il rapporto tra banche e politica. Un rapporto che ha reso possibili, a fine anni ’90 “una serie di pressioni da parte di Massimo D’Alema (allora presidente del Consiglio), Antonio Fazio (allora governatore di Bankitalia) e Francesco Rutelli (allora Sindaco di Roma) perché Bnl si fondesse con Mps”. “Un rapporto malato” spiega Meletti, che ha fatto poi di Mps “una vera e propria tragedia per l’economia italiana”  di Max Brod