La Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo non si tocca. E’ il neoassessore regionale alle attività produttive, Luciano Vecchi, a rammentare l’indirizzo della giunta Errani sul futuro dell’organismo creato dalla Regione Emilia-Romagna nel 2006, guidato fin dalla sua nascita da Silvia Bartolini, al centro delle polemiche riguardanti i costi di mantenimento con denaro pubblico e le inchieste giudiziarie che l’hanno visto protagonista. “Non si può ragionare dell’azzeramento di questa esperienza”, ha spiegato Vecchi in apertura di un convegnoo tenuto dalla Consulta stessa, visibile online per l’intera giornata del 26 giugno e la mattina del 27. “Dal punto di vista amministrativo e del governo di questa regione, non può che essere fatto un ringraziamento molto sincero a coloro che hanno dato vita ad una delle esperienze più apprezzate ed avanzate”.

All’incontro hanno partecipato Vecchi e almeno una ventina di relatori istituzionali, tra cui la ‘componente estera’ della Consulta, Maria Chiara Prodi – nipote dell’ex premier Romano -, e docenti universitari come Loris Zanatta e Carla Salvaterra. All’ordine del giorno sia focus tematici intitolati “Ci stiamo dimenticando del Venezuela?”, “Emigriamo di nuovo? Analisi della nuova migrazione italiana”, sia momenti per commemorare alcuni protagonisti del mondo dell’emigrazione emiliano-romagnola recentemente scomparsi (Antonio Parenti, Marco Achille Marmiroli e Juan Carlos Lazzarini).

Il convegno è però finito tra le polemiche perché quattro consiglieri regionali, depositari di una proposta di legge di drastica riforma della Consulta, sono stati invitati a discuterne proprio in quella sede: “Fa sorridere che i progetti di legge siano pendenti da quasi quattro anni e la prima sede in cui vengono valutati sia questa riunione in concomitanza con l’Assemblea legislativa e organizzata con soldi pubblici”, hanno scritto in un comunicato congiunto Liana Barbati (Idv), Andrea Defranceschi (5 Stelle), Silvia Noè (Udc) e Mauro Manfredini (Lega Nord). “E’ totalmente fuori luogo, inoltre, che si discutano provvedimenti di legge al di fuori del regolamento e delle sedi istituzionali competenti, snaturando il giusto processo giuridico e politico”.

Nel mirino dei quattro consiglieri di minoranza, la presidente della IV Commissione dell’Assemblea Regionale, Monica Donini (Rifondazione Comunista), che ha invitato al convegno e non nella sede di commissione i proponenti della legge di riforma. “La Consulta che discute del suo ridimensionamento è davvero qualcosa di incomprensibile – spiega la consigliera Barbati a ilfattoquotidiano.it – Le audizioni non le può convocare la presidente Bartolini”. “L’abbiamo spiegato più volte che non chiediamo l’abolizione della Consulta – continua Barbati – ma in tempi di crisi e di tagli dei finanziamenti regionali agli anziani, ai terremotati, alle borse di studio per gli studenti, pensare che non si possa riformarla è assurdo. Questo organismo costa ancora tantissimo alle casse della Regione: si deleghino allora le sue funzioni non così fondamentali ad un assessore o all’ufficio di presidenza e soprattutto si tengano le riunioni e gli incontri per dialogare con le associazioni sparse nel mondo via web. E poi ancora: i risultati del 2013 delle attività a cui la Consulta ha erogato fondi non si sono potuti vedere”.