Dopo una serie infinita, terminata realmente all’ultimo minuto (74 a 67 in gara sette), diciotto anni dopo suo padre Nando, Alessandro Gentile riporta lo scudetto del basket a Milano. Non da solo, ovviamente, ma senza di lui, soprattutto in gara sei (quella dove l’Olimpia ha conquistato il titolo) saremmo qui a raccontarci un’altra storia. In questo periodo lunghissimo dove il basket è cambiato quanto e forse più della moda, della quale Giorgio Armani ha dettato tempi e maniere, la Milano della palla a spicchi ha vissuto su un otto volante che solo adesso, dopo una serie infinita di sali e scendi, si è fermato. Tralasciando i momenti bui delle quasi retrocessioni e delle chiusure sventate per un soffio, nei sei anni di proprietà Armani, l’Olimpia, fino a ieri sera, non aveva vinto praticamente nulla, costantemente annichilita da un’avversaria divenuta un incubo vero e proprio come Siena, sempre un passo avanti su tutto.

Ci aveva provato in ogni modo, Milano, ad abbattere quel muro verde che sembrava davvero non voler venire mai giù. Alla fine quel muro è caduto, e per l’Olimpia è finito un vero e proprio incubo. Con un sudatissimo ventiseiesimo scudetto in tasca, da settembre l’EA7 potrà ripartire con una certezza, fino adesso totalmente assente: quella di essere finalmente in grado di vincere, cosa non da poco per una squadra che quest’anno aveva fatto troppo spesso credere di essere pronta, per poi deludere nuovamente. Prima la Coppa Italia, poi i quarti di Eurolega: all’EA7 era mancato sempre quel quind che le aveva impedito di rispettare i pronostici di inizio campionato, quando tutti, ma proprio tutti l’avevano data vincente in Italia e pronta anche alla scalata europea. Adesso dopo che questa serie pazzesca e per certi versi assurda con Siena è andata in archivio, sarà diverso un po’ tutto, sarà differente ogni tipo di approccio, ovviamente in positivo.

Si potrà ripartire dal trio HackettMelliGentile (che ieri è stato chiamato in NBA ma che dovrebbe restare in biancorosso) per continuare questa avventura che adesso si può dire sia ufficialmente iniziata. Per il resto la squadra verrà sicuramente ritoccata, perché si vuole ripartire da questa vittoria per poter arrivare in vetta anche in Europa. I soldi per farlo, a differenza di molte altre realtà sportive italiane, non mancano di certo ed in Luca Banchi – il coach che l’anno scorso festeggiava con i perdenti di adesso l’ennesimo scudetto senese – Milano ha la persona giusta per salire ancora di un paio di toni.

Se l’Armani, con questa vittoria, ha iniziato un nuovo percorso, per Siena invece è la fine di tutto. Smembrata da un fallimento finanziario senza fondo, la Monte dei Paschi lascia a testa non alta, altissima, anche se, per la mentalità contradaiola, arrivare secondi è molto peggio che ultimi, ci si arrabbia e si soffre molto di più. Ma quello che è accaduto per Siena in questi ultimi mesi e che ha avuto il suo epilogo al forum di Assago, deve essere visto in maniera diversa da quello che succede in piazza, durante la carriera. La Siena del basket non lascia sul campo, ma nei tribunali. Se ha perso tra i faldoni, ha vinto sul parquet, perché arrivare in finale, con un budget di poco superiore al milione di euro, dimostra tante cose delle quali i tifosi biancoverdi, che per un po’ di tempo dovranno vedersi il basket in tv, devono essere orgogliosi. Quello che hanno fatto i giocatori della Mens Sana in questa stagione e con loro il coach Marco Crespi, ha davvero dell’incredibile. Riuscire a giocare, senza distrarsi, con tutto quello che succedeva loro intorno, ha un valore, anche adesso che le lacrime offuscano un po’ tutto, impossibile da definire. Se mai la società che ha dominato il basket italiano nell’ultimo decennio doveva obbligatoriamente lasciare, beh, questo è stato un gran bel modo per salutare dal palcoscenico. Ovvio che vincere sarebbe stata un’altra cosa e l’esserci andati ad un millimetro non aiuta certo a riposare tranquilli, ma, in attesa di ritornare nella pallacanestro che conta, Siena rimarrà nel cuore di molti per questo ultimo paly off e per come ha portato fino in fondo una stagione che avrebbe fatto ruzzolare per terra anche il miglior fantino del Palio.