Ormai lo scontro è diretto. La procura di Torino ha chiesto a quella di Milano le carte dell’inchiesta sulla fusione UnipolFonsai, ritenendo di avere la competenza a indagare su quell’operazione finanziaria. Da tempo sono infatti aperte due inchieste, una a Milano e una a Torino: con la stessa imputazione, aggiotaggio informativo; per gli stessi fatti, e cioè il matrimonio tra la compagnia assicurativa delle coop (Unipol) e quelle dell’ex gruppo di Salvatore Ligresti (Sai-Fondiaria, Premafin, Milano assicurazioni); e con un indagato in comune, Carlo Cimbri, l’amministratore delegato di UnipolSai. Due giorni fa, i pm torinesi Vittorio Nessi e Marco Gianoglio hanno inviato la Guardia di finanza presso la sede di Unipol, a Bologna, e presso gli uffici, a Milano, degli advisor e dei consulenti della fusione (Goldman Sachs, Banca Leonardo, Rothschild, Lazard, JpMorgan…). Non avevano un mandato di perquisizione, ma una richiesta d’acquisizione di documenti: per raccogliere dati sul valore patrimoniale delle società che si sono fuse e sulla determinazione del concambio.

L’ipotesi su cui lavorano i pm torinesi è che in vista della fusione sia stato depresso il valore di Fonsai. Intanto il pm di Milano Luigi Orsi sta verificando l’ipotesi che, sull’altro fronte, sia stato gonfiato il valore di Unipol (i derivati in bilancio valevano almeno 600 milioni in meno di quanto dichiarato, secondo l’analisi del dirigente Consob Marcello Minenna, avversato dai vertici dell’Authority). L’esistenza di questa inchiesta torinese è emersa l’indomani della perquisizione ordinata il 22 marzo da Orsi presso gli uffici di Unipol a Bologna e di Consob a Roma: allora i pm torinesi hanno chiesto a Milano copia del materiale sequestrato, comunicando che avevano anch’essi aperto un fascicolo sulla fusione e avevano iscritto Cimbri nel registro degli indagati. È seguito un incontro, avvenuto a Milano, tra i magistrati torinesi e quelli milanesi. Poi telefonate e comunicazioni scritte.

Gli esiti non devono essere stati soddisfacenti, visto che ora qui a Torino sembra prevalere l’intenzione di unificare le due inchieste. La competenza è torinese, si afferma, perché da Torino sono partite le false comunicazioni al mercato che risalgono già al momento in cui sono state decise le svalutazioni del bilancio 2012. “Stanno distruggendo Fonsai”, dice al telefono (intercettato) Piergiorgio Peluso, il figlio del ministro Anna Maria Cancellieri allora al vertice della compagnia. A Milano sono convinti che la competenza sia milanese: la Cassazione ha più volte ribadito (Antonveneta, Parmalat, Montepaschi) che l’aggiotaggio si consuma nel luogo in cui la notizia è diffusa ai mercati, dunque Milano, dove ha sede il Nis, il sistema informatico della Borsa.

Ma non si tratta soltanto di puntiglio giuridico, né di orgoglio di campanile. Le due procure stanno procedendo con ipotesi investigative profondamente diverse. Perfettamente compatibile e non contraddittorio il fatto che Torino guardi allo “sgonfiamento” di Fonsai, mentre Milano al “gonfiamento” di Unipol. Opposto invece l’atteggiamento nei confronti di alcuni dei grandi protagonisti di questa partita: i “registi” di Mediobanca e i “controllori” di Consob. Per i torinesi, che puntano il mirino sulla famiglia Ligresti, Mediobanca è parte offesa e il suo amministratore delegato, Alberto Nagel, è stato sentito come persona informata sui fatti. Per i milanesi, invece, Nagel è indagato ed è considerato il grande architetto della fusione, il sensale del matrimonio che si doveva fare a ogni costo per risolvere i problemi di debiti (con Mediobanca e Unicredit) di entrambi gli sposi. Consob è il controllore che si è trasformato in “consulente” di Unipol. Ora le strade sono due: o i magistrati di Torino e quelli di Milano trovano in fretta una strada per lavorare tutti senza sovrapporsi e senza contraddirsi, oppure dovranno aprire un conflitto di competenza che sarà poi la Cassazione a dover risolvere. Intanto lunedì prenderà possesso del suo ufficio qui a Torino il nuovo procuratore della Repubblica che sostituirà Gian Carlo Caselli: è Armando Spataro, che proviene proprio da Milano, da quella procura con cui potrebbe trovarsi subito in conflitto.

Da Il Fatto Quotidiano del 27 giugno 2014