Domani a Bruxelles i capi di Stato e di governo indicheranno il candidato ufficiale alla presidenza della Commissione europea. Salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, il nome dovrebbe essere quello di Jean-Claude Juncker. Ma la nomina del lussemburghese si inscrive in un complesso valzer di poltrone dove ogni paese cercherà di ottenere il massimo. “E’ importante che il Consiglio europeo dia il via libera alla candidatura di Juncker solo in presenza di un documento che indichi con chiarezza dove deve andare l’Europa”, ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al termine del pre-vertice del Pse nella città belga di Ypres. L’Italia sembra ambire al Servizio di Azione esterna dell’Ue, anche se potrebbe trattarsi di una strategia per aggiudicarsi il portafoglio all’Immigrazione o realizzare il sogno proibito della Presidenza del Consiglio europeo.

L’elezione di Juncker alla Commissione è quasi scontata
La ferma opposizione del Regno Unito non basterà a fermare la scalata dell’ex presidente dell’Eurogruppo al Berlaymont (l’edificio principale della Commissione). Londra non ha infatti i numeri per bloccare la sua nomina che avverrà sì con voto – come chiesto dal premier David Cameron – ma a maggioranza qualificata: ecco che il fronte del no – Regno Unito, Ungheria e, forse, Paesi Bassi e Svezia – contano insieme solo 63 voti mentre avrebbero bisogno di 93. Fonti diplomatiche italiane riferiscono che Londra “non sta neanche negoziando”, il che lascia presagire o un aperto scontro al summit – propedeutico al referendum sull’uscita dall’Ue promesso entro il 2017 – oppure, più realisticamente, ad una richiesta importante: il portafoglio al Mercato interno oggi della Francia, molto ambito da Londra e dalla relativa City perché competente per i mercati finanziari.

Il valzer delle poltrone
Anche se i funzionari europei dicono che si deciderà solo il Presidente della Commissione – che sarà poi votato dal Parlamento europeo – è inevitabile che si parli anche delle principali cariche europee, visto che sono tutte ad incastro tra famiglie politiche europee e delegazioni nazionali. Lo stesso Renzi ha parlato di “pacchetto di nomine” propedeutico all’ok al popolare Juncker. I socialisti, infatti, ambiscono alla Presidenza del Consiglio europeo – Herman Van Rompuy (nella foto con il premier Renzi) è in scadenza a novembre – e all’Alto Rappresentante della Politica estera, che sarà indicato a luglio dal nuovo Presidente della Commissione. Per il primo posto è in pole position la premier danese Helle Thorning-Schmidt, socialista, profilo europeo e gradita anche a Berlino. Per la Politica estera si fa il nome dell’italiana Federica Mogherini, degli omologhi svedese Carl Bildt e polacco Radoslaw Sikorsk, entrambi però non socialisti.

Bagarre sulle cariche economiche
Ma al di là del prestigio e del blasone, sono due le cariche che fanno davvero gola: gli Affari economici della Commissione e la Presidenza dell’Eurogruppo. La prima sembra praticamente prenotata dal “super falco” e attuale premier finlandese, Jyrki Katainen, uomo in perfetta sintonia con la politica del rigore e dell’austerità di marca tedesca, ben più del precedente Olli Rehn, liberale ed eletto all’Europarlamento. Vari i nomi per l’Eurogruppo che dovrebbe spettare al centro sinistra. I francesi potrebbero tentare il colpo Pierre Moscovici, ex ministro delle Finanze e più incline alla flessibilità di bilancio. Ma un altro Paese, la Spagna, è pronta ad incassare il ticket staccato due anni fa quando rimase senza membri permanenti all’executive board della Bce, in questo caso con Luis de Guindos, ministro delle Finanze ma in quota popolare.

L’Italia all’incasso
Dopo settimane di strategia, è arrivato il momento per Matteo Renzi di incassare. L’apertura nei confronti di Juncker alla Commissione e il peso acquisito all’interno del Pse – il Pd rappresenta la prima delegazione – legittima l’Italia ad aspettarsi una carica di peso a Bruxelles. Vista l’impossibilità di ambire a qualcosa di economico – l’italiano Mario Draghi è alla testa della Bce – Roma guarda alla prestigiosa Politica estera europea dove potrebbe finire Federica Mogherini, che succederebbe così all’evanescente Catherine Ashton. Poltrona importante ma poco concreta, tanto che potrebbe essere una strategia per aggiudicarsi il portafoglio Affari interni e Immigrazione, ben più rilevante viste le frequenti tragedie al largo di Lampedusa. Ma il sogno proibito di Roma sembra restare Enrico Letta al Consiglio europeo, abile mediatore e rispettato in Europa, sogno tuttavia difficile da concretizzare sempre vista la presidenza italiana della Bce.

Commissioni attribuite all’Europarlamento
Intanto i gruppi politici si sono spartiti presidenze e vicepresidenze delle commissioni parlamentari a Bruxelles. I popolari hanno preso la affari esteri, industria, affari costituzionali, controllo del bilancio, agricoltura e ambiente. Ai socialisti vanno l’economica e il commercio internazionale. Due le presidenze italiane quasi sicure: l’economica, dove dovrebbe andare lo storico Roberto Gualtieri, e la petizioni che finisce al M5S. Questa seconda commissione non è legislativa ma da qui passeranno tutte le petizioni dei cittadini europei rivolte al Parlamento europeo – come il caso dei rifiuti in Campania e la discarica di Malagrotta. Sul fronte popolare, Forza Italia dovrebbe aggiudicarsi una delle vicepresidenze del Parlamento europeo con l’ex commissario all’Industria Antonio Tajani, che farà compagnia a David Sassoli del PD, se eletti la settimana prossima a Strasburgo.

@AlessioPisano