Se ne va anche il tesoriere. Sel perde quasi un pezzo al giorno e al momento siamo a quota 10, tra coloro che sono passati direttamente al Pd e altri – come Gennaro Migliore e Claudio Fava – che punteranno a comporre un gruppo autonomo. Della prima categoria farebbe parte proprio Sergio Boccadutri, ex tesoriere di Rifondazione Comunista e attualmente amministratore delle casse di Sinistra ecologia e libertà. Intanto è stato ufficializzato l’addio dei tre deputati che già nei giorni scorsi erano “indiziati” di voler seguire i “miglioristi” nel gruppo misto: Alessandro Zan (ex esponente di Arcigay, il primo aver inaugurato un registro delle coppie di fatto), Fabio Lavagno (in passato coordinatore in Piemonte) e Nazzareno Pilozzi (ex Fgci e Ds). Ma Nichi Vendola la fotografa come una manovra tutta di palazzo: “Non c’è nessuna notizia di diaspora nel territorio – dice il leader del partito – Sel è viva e rilancia a partire da oggi la propria azione politica”. Sel, aggiunge, continuerà la sua battaglia, “non correrà sul carro del vincitore perché l’Italia ha bisogno di una sinistra autonoma e che sia un luogo di libertà e ricerca”. A margine della direzione del partito Vendola aggiunge: “Siamo molto addolorati per la diaspora di parlamentari, perché solo di questo si parla” anche se “è un po’ antipatico il copione dello stillicidio visto che si conoscevano dall’inizio quali erano i parlamentari che avevano ormai risolto il loro rapporto con questa comunità. Sel è una comunità ferita, ma viva e intende ricominciare”.

Intanto la dirigenza di Sel si è presentata alla direzione da dimissionaria, come già annunciato la scorsa settimana, dopo la spaccatura sul voto agli 80 euro del decreto Irpef del governo Renzi e la fuoriuscita di pezzi da novanta del partito come Migliore e Fava. Ma la direzione ha respinto le dimissioni dopo una riunione durata circa 4 ore. “Qualcuno dal Pd sta provando a fare una campagna acquisti ed è meglio che la smetta subito” dice Vendola. 

Ma i malumori di chi ancora oggi lascia Sel apparentemente vanno oltre quell’episodio di Montecitorio e vanno oltre le prospettive del Pd: “Caro Nichi, ti comunichiamo, non senza tristezza, la decisione di lasciare Sel il suo gruppo alla Camera, per riappropriarci della libertà del dubbio, della valutazione critica” scrivono Zan, Lavagno e Pilozzi. Riappropriarsi della libertà del dubbio “fuori dalla confortante sicurezza dei no a prescindere in cui siamo caduti”. “La nostra scelta – scrivono i tre ex parlamentari Sel – avviene dentro a un quadro complessivo che trae le sue origini dalle molte inversioni di rotta, troppe, rispetto al progetto originario in cui abbiamo creduto. Abbiamo profuso tutti gli sforzi necessari perché Sel potesse trasformarsi in un partito di sinistra moderno, democratico, utile alle esigenze sociali più stringenti”. “Negli ultimi mesi – si osserva nella lettera – Sel ha abbracciato posizioni in cui non riconosciamo più la nostra cultura politica, la stessa con cui anni fa abbiamo contribuito alla co-fondazione del partito e che poneva un obiettivo che a tutt’oggi consideriamo essenziale: quello di essere sinistra di governo. Crediamo che, abdicando a questo ruolo, si rischi, progressivamente, di approdare a un atteggiamento politico minoritario quando, invece, le esigenze del Paese sono altre”. Tra i “capi d’accusa” anche le “accelerazioni verso un progetto, come la Lista Tsipras, che ha cancellato cinque anni d’impegno per ricostruire una sinistra che scegliesse il partito socialista europeo come terreno di confronto”. Ma sulla questione del governo Vendola insiste: “Io non posso stare al Governo se al Governo c’è Alfano, se c’è la destra e se tutto ruota attorno alle politiche di austerity. Non posso stare al Governo che attraverso Matteo Renzi dice ‘andremo a cambiare verso all’Europa’ e il giorno dopo non dice niente quando la Merkel dice che l’Europa avrà il verso” dell’austerity.